Il castello dei destini incrociati

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Tesina sul libro di Italo Calvino: l'iter creativo del libro, riassunto dei singoli racconti seguendo la successione dei tarocchi sul tavolo, significato di ogni racconto, l'idea della letteratura che emerge dal libro, tecniche espressive usate da Calvino nella stesura dell'opera, un commento personale (13 pagine formato doc)

Ne 1968 Calvino fu incuriosito da una relazione che Paolo Fabbri tenne ad un seminario letterario ed il cui tema era "Il racconto della cartomanzia e il linguaggio degli emblemi".
Affascinato dalla possibilità di utilizzare le carte dei tarocchi nel comporre innumerevoli combinazioni di racconti, dato il significato diverso che ogni figura assume all'interno di ogni nuova sequenza di carte, cominciò ad elaborare il progetto di affidare la costruzione dei suoi racconti alla combinazione delle innumerevoli possibilità che da esse derivava. Nacque così l'interesse per i tarocchi di Marsiglia, mazzo nato in epoca piuttosto recente in quanto stampato per la prima volta nel 1761.


Questo mazzo, nella sua forma grafica ingenua e popolare, una volta tolta la serie degli "Arcani maggiori", sarà alla base delle attuali carte da gioco, che riducono la funzione delle carte a quella puramente ludica, privandole dell'aspetto esoterico-divinatorio. Da questo interesse nacque il progetto per La Taverna dei destini incrociati che pose Calvino di fronte alla difficoltà di ricomprendere i racconti che così nascevano all'interno di una struttura narrativa organica. L'autore fu sul punto di abbandonare il progetto quando l'editore Franco Maria Ricci lo invitò ad immaginare un racconto da inserire in uno dei suoi raffinati volumi d'arte ad illustrazione di un altro celebre mazzo di tarocchi e cioè quello miniato nel XV secolo da Bonifacio Bembo per i Visconti.

La diversità delle raffigurazioni quattrocentesche che riconducono ad una sensibilità culturale ed ad un linguaggio ben lontani dalla società alla quale il mazzo di Marsiglia era destinato, condussero Calvino istintivamente al mondo narrativo dell'Orlando ariostesco. Gli venne così facile stendere un intreccio narrativo attorno al quale ruotavano i vari racconti. Ne derivò in questo modo Il Castello dei destini incrociati, pubblicato all'interno del volume "Tarocchi, il mazzo visconteo di Bergamo a New York", F.M. Ricci editore, Parma 1969. Calvino, tuttavia, era deciso a riprendere il lavoro su La Taverna dei destini incrociati per accostarla al lavoro già nato, pur ritrovandosi a scontrarsi con le difficoltà iniziali. Provò allora a ripartire da alcune storie già scritte anziché da un impianto centrale e si ritrovò a dover fare i conti con le possibilità combinatorie delle carte che si riproponevano duplicandosi o venivano a mancare all'interno dei racconti. Rimasero sterili i suoi tentativi di costruire degli schemi da cui dipanare e far crescere le storie ed anche il linguaggio e le forme narrative gli posero seri problemi in quanto l'autore si rendeva conto di come essi dovessero seguire ed ada