Nome e identità: tesina di maturità

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Tesina per la maturità sulla funzione eternatrice del nome e identità e il suo rapporto con l'essenza (9 pagine formato doc)

NOME E IDENTITA': TESINA DI MATURITA'

Il nome per noi tutti è un’ etichetta impostaci nel giorno natio e che, insieme al cognome, ci rende identità che insieme ai connotati fisici fa si che siamo riconoscibili agli occhi delle persone garantendoci il ricordo presso di esse.

In sé un nome appare un purissimo accidente, ma associato ad un corpo diventa essenza.
Porta i suoi occhi, il suo movimento, la sua voce, la sua anima. Un nome non è solo un nome. È un viaggio, un confine, una destinazione. È la prima parola che impariamo a scrivere, il primo segno della nostra identità. Quando nella storia furono cancellati, talvolta sostituiti con dei codici, non si voleva forse cancellare l'identità, e con questa ogni diritto proprio della vita?
Il nome, sia pur come semplice sostantivo ha generato diverse questioni filosofiche, spesso ne è stata influenzata un’ epoca storica e, inoltre, di questo possiamo trovare diverse concezioni nella letteratura. Dare un nome, infatti, non è un semplice esercizio estetico come viene da noi inteso, ma, come si potrà vedere, la sensibilità artistica ha individuato diverse interpretazioni sottese all’ assegnazione di un nome e all’identità che esso contrassegna che, spesso, non hanno accezioni positive, ma, come vedremo, o determina la vita di una persona, oppure ne serberà il ricordo o, al contrario, fa solo da accessorio ai morti.

La ricerca dell'identità: tesina maturità

PERCHE' E' IMPORTANTE IL NOME

Inizialmente, l’intenzione del presente lavoro consiste nel mostrare quanto il nome rechi in sé un patrimonio non cancellabile dalla morte fisica e resistente alla cancellazione. Come emergerà dalla lettura delle due sequenze dantesche, il poeta fiorentino riconosce al nome il ruolo di depositario di un’essenza eterna, valida aldilà del tempo e della storia....
Nelle due sequenze proposte, rispettivamente tratte dal il V del purgatorio e dal VI del paradiso si delinea la concezione dantesca del nome, che non è un semplice attributo che completi la persona nella vita, bensì il vestito dell’animo avulso dal tempo e indistruttibile. Buonconte da Montefeltro fu in vita un ghibellino che morì nella battaglia di Campaldino ma il suo corpo non fu mai trovato; l’anima, sotto richiesta di Dante, racconta al poeta della sua salvezza: egli, peccatore, muore invocando Maria e ottenendo quindi, in punto di morte, il perdono dei suoi peccati. Il suo pentimento determina, tuttavia, una disputa per il possesso della sua anima sorta tra l’angelo infernale e l’angelo del cielo che, una volta impadronitosi dell’anima di Buonconte, condanna l’altro a sfogare la sua ira sui suoi resti mortali, provocando piogge torrenziali che trascinano il cadavere nell’Arno la cui corrente gli scioglie le mani, precedentemente composte a croce sul petto. Miracolosa, poi, la sepoltura naturale che i detriti trascinati dalla corrente del fiume danno al corpo senza vita di Buonconte.

Crisi d'identità del poeta tra il 1800 e il 1900: tesina di maturità

TESINA SUL NOME PROPRIO

Buoconte si rende noto a Dante utilizzando la formula “io fui da Montefeltro, io son Buonconte” rivendicando il ruolo che il nome ha avuto nella sua vita e che, come allora insieme al cognome concorreva a designarne l’identità di ghibellino , ora si erge da solo altisonante, accompagnato da un tempo presente che è, contemporaneamente, presente passato e futuro perché lui fu, è e rimarrà Buonconte. Il cognome, l’attributo terreno, è rimasto legato a quel corpo, straziato dalla furia del demonio e ormai perso. Il nome invece non è il simbolo di un’identità formale che ci designa solo e soltanto in vita, ma, piuttosto, un vestito dalle perfette misure che, facendo divorzio dal tempo, resiste agli strazi del corpo e che, dopo la morte, resta a presidiare l’anima, eternandone gli occhi e la voce.