La poetica di Baudelaire e la sua visione della città

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Baudelaire comprende che il ruolo del poeta così come era stato a lungo percepito non ha più ragion d’essere (12 pagine formato doc)

Parigi nella metà del XIX secolo è una città poliedrica e cosmopolita; le grandi Esposizioni Universali ne stanno promuovendo l’aspetto culturalmente, economicamente ed industrialmente dinamico; Haussmann le sta dando una nuova veste, che vuole moderna ed al contempo funzionale, esteticamente gradevole ed in grado di consentire sicurezza ed igiene a coloro che vi abitano .
Nel 1822, grazie anche allo sviluppo di tecniche costruttive che impiegavano ferro e vetro, avevano cominciato a sorgere i passages, gallerie coperte su cui si affacciavano negozi e café e sede della prima illuminazione a gas, amplificata da un caleidoscopio di vetrine, specchi e superfici riflettenti; con le loro innumerevoli boutiques e le insegne multicolori costituivano una sorta di piccolo mondo a sé stante, in cui passeggiare o ricoverarsi in caso di temporali improvvisi, da cui i commercianti traevano un indubbio beneficio. Molto frequentati dai flâneurs, per i quali il vagare senza scopo costituiva un passatempo abituale, i passages affiancavano all’esclusiva ed intrinseca caratteristica commerciale della merce - peraltro pur sempre preponderante - un secondo carattere: quello di essere oggetto in grado di offrirsi in sé alla contemplazione dei passanti, degno di essere osservato in quanto tale .
Baudelaire descrive questa Parigi camaleontica e varia, e nel farlo evoca una città ricca di molti aspetti, differenti eppure fra loro intrecciati in una realtà complessa ed inscindibile: ricchi borghesi, piccoli commercianti arricchiti, modesti impiegati, saltimbanchi, prostitute, mendicanti, che nella loro totalità compongono il quadro d’insieme della capitale francese in quegli anni.