Seneca: l'orribile spettacolo del circo

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Considerazioni di Seneca sul circo e sui ludi romani che emergono dai suoi scritti e descrizione dei giochi romani (6 pagine formato doc)

Il sommo scopritore dell'interiorità, Seneca, non fu il filosofo dello smarrimento nel vuoto metafisico, ma l'appassionato comunicatore di ricette per vivere bene, per giungere all'euthymia del sapiens, disprezzando le opinioni correnti, i falsi piaceri, gli idoli della folla e ponendosi perfino contro il potere, contro la politica-spettacolo di Nerone, l'"imperatore-istrione", cantore e auriga nei giochi circensi.

È soprattutto in alcune delle sue "Epistulae morales ad Lucilium" che Seneca palesa il suo disgusto e la sua condanna per i giochi circensi (sia per gli spettacoli delle fiere, sia per quelli dei gladiatori, sia per quelli ippici).

ella settima lettera dell'epistolario, Seneca afferma: "Nulla è altrettanto dannoso alla moralità quanto intrattenersi oziosamente in qualche spettacolo, perché in queste occasioni i vizi s'insinuano più facilmente nell'animo attraverso il piacere".
Narra di aver assistito casualmente ad uno spettacolo di mezzogiorno e afferma stupefatto di aver visto cruente scene di sangue.

Nell'anfiteatro si svolgevano due tipi di spettacoli: al mattino il pubblico assisteva a lotte tra bestie feroci o tra fiere e gladiatori; durante il pomeriggio gareggiavano soltanto i gladiatori.