Il suicidio nella letteratura, nella filosofia e nella sociologia: tesina di maturità

Appunto inviato da katiabagarello94
/5

Tesina sul suicidio dal punto di vista letterario, sociologico e filosofico (8 pagine formato doc)

IL SUICIDIO NELLA LETTERATURA, NELLA FILOSOFIA E NELLA SOCIOLOGIA: TESINA DI MATURITA'

Liceo delle Scienze Sociali  “Don G.Fogazzaro” – Vicenza
Tesina Pluridisciplianare - IL SUICIDIO
Materiale:
1) letteratura italiana: Il suicidio come fine delle illusioni e soluzione alla delusione politica e amorosa.
2) Sociologia: L’influenza della società nell’atto suicida.
3) Filosofia: L’inutilità del suicidio secondo Schopenhauer.

Il suicidio: tesina


SUICIDIO NELLA LETTERATURA ITALIANA

Letteratura Italiana - Il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo in cui l’individuo si procura volontariamente e consapevolmente la morte.

Esso appare come la risposta ad una condizione di crisi esistenziale dalla quale l’individuo non vede vie d’uscita, l’unica soluzione per sfuggire a una condizione di incomunicabilità e di solitudine che lo perseguita.  Dagli albori dell’antica Grecia in cui il suicidio veniva considerato un gesto quasi eroico di colui che era in grado di agire in completa libertà e piena consapevolezza, ad oggi in cui l’aspirante suicida viene concepito come individuo sofferente, il suicidio è stato studiato in diversi ambiti e analizzato nelle sue più diverse sfaccettature dando vita a diverse correnti di pensiero.
Ugo Foscolo poeta e scrittore italiano affrontò il tema del suicidio e lo fece nella sua prima opera importante Ultime lettere di Jacopo Ortis che riscontrò nel pubblico del tempo un ampio successo.  Il protagonista di questo romanzo epistolare è Jacopo, un giovane patriota veneziano che dopo la cessione di Venezia all’Austria con il trattato di Campoformio, del 1797, si rifugia sui Colli Euganei per sfuggire alle persecuzioni.
Qui incontra Teresa della quale si innamora, ma il suo è un amore impossibile in quanto la giovane è già promessa in sposa ad Odoardo, l’esatta antitesi di Jacopo. La disperazione amorosa e politica spinge Jacopo ad un pellegrinaggio per l’Italia.

Tesina sul suicidio nell'arte, nella letteratura e nella storia


TESINA SUICIDIO, LICEO CLASSICO

Quando però viene a conoscenza che Teresa si è sposata sente che per lui la vita non ha più senso. Ritorna in Veneto per rivedere Teresa, va a Venezia per riabbracciare la madre, poi ancora ai colli e qui, dopo aver scritto una lettera a Teresa e l'ultima all'amico Lorenzo Alderani, si uccide, piantandosi un pugnale nel cuore.  Questo gesto è l’inevitabile conclusione di una vita ormai vista come dolore e impotenza. In Jacopo è presente una disperazione che nasce dalla delusione rivoluzionaria, dal vedere tradite tutte le speranze patriottiche e democratiche, dal vedere la libertà finire in tirannide, dal rendersi conto che lo strumento rivoluzionario è ormai impraticabile. Non essendovi alternative possibili sul piano della storia, l’unica via che si offre ad Ortis per uscire da una situazione negativa, al tempo stesso insostenibile e immodificabile è la morte. Foscolo quando scrive quest’opera si ispira a I dolori del giovane Werther di Goethe dal quale trae l’intreccio della storia e il nucleo tematico più profondo: la figura del giovane intellettuale in conflitto con un contesto sociale in cui non può inserirsi.

Il suicidio: tesina di maturità


TESINA SUL SUICIDIO, SCIENZE UMANE

Questa incapacità di inserirsi in un contesto sociale è data dalla delusione storica che percepiscono i due personaggi, Werther in ambito sociale, in quanto non è in grado di identificarsi con la sua classe di provenienza, quella borghese, fondata sulla razionalità che si oppone al suo animo inquieto di artista e allo stesso tempo viene respinto anche dall’aristocrazia chiusa ai suoi privilegi di casta, mentre Jacopo in ambito politico egli infatti sente di non avere una patria, un tessuto sociale e politico degno di questo nome entro cui inserirsi. Quest’opera è la più evidente espressione del pessimismo di Foscolo che lo indusse a credere nell’originaria malvagità dell’uomo, in perenne conflitto con gli altri uomini per sopraffarli e imporre il suo dominio.