Confronto tra la poesia 'La pioggia nel pineto' e 'Piove'

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Analisi sul confronto tra la poesia di D'annunzio "La pioggia nel pineto e quella di Montale "Piove" (16 pagine formato pps)

CONFRONTO TRA LA POESIA LA PIOGGIA NEL PINETO E PIOVE

Confronto tra la poesia La pioggia nel pineto e Piove - La pioggia nel pinedo di Gabriele d'Annunzio vs Piove di E.

Montale.
La poetica di D'Annunzio - La pioggia nel pineto.
G. D’Annunzio fa parte di un movimento che si sviluppa a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento di nome Estetismo.
Esso consiste in una fuga dalla realtà che si disprezza. L’esteta, invece di essere drammatico, cerca di evadere per crearsi un mondo di raffinatezze che lo appaghi e crede di essere uno dei pochi che riescono a captare la natura. D’Annunzio descrive il suo rapporto privilegiato con la natura, di uomo superiore agli altri; rappresenta i suoi sentimenti di Panismo (la natura è vista come una persona).
La poesia è tratta da “Alcyone”, il terzo libro delle Laudi, dopo “Maia” ed “Elettra”. Alcyone, è una raccolta di 88 poesie, composte in Versilia.

La pioggia del pineto di D'Annunzio: analisi del testo

LA PIOGGIA DEL PINETO: ANALISI

La Pioggia nel Pineto celebra la metamorfosi, nella quale l’essere umano diventa un tutt’uno con la natura.
Il poeta immagina di trovarsi con la sua donna in una pineta e sono colti di sorpresa dalla pioggia. Subito, da esteta, il poeta coglie le “parole nuove” che la vegetazione gli comunica e non capta più parole umane. In mezzo a questi suoni e sotto la pioggia i due, purificati dall’acqua che li bagna, si immergono progressivamente nella natura. Il poeta ha cercato di riprodurre il linguaggio segreto della natura che, in questa poesia, è la voce della pioggia, la musica che produce cadendo sulla vegetazione. Da notare le frequenti figure di suono (alliterazioni, assonanze …) che conferiscono alla poesia una grande musicalità.   

La pioggia del pineto di D'Annunzio: parafrasi e commento

PIOVE MONTALE: ANALISI

La poetica di Montale - Piove.
Per Montale, poeta che visse nel ‘900, ciò che tocchiamo è qualcosa di fittizio, perché la realtà che noi viviamo è imperfetta, non chiara, provvisoria. Il poeta, non essendo credente, si chiede il perché di questo male di vivere. La natura è una prigione che tiene rinchiuso l’uomo, soltanto uscendo si riescono a cogliere le cause dei mali di vivere e si acquisisce consapevolezza.
Attraverso questa poesia, proveniente da Satura II (1970), componimento dell’età avanzata di Montale, il poeta demolisce e parodizza la Pioggia nel pineto dannunziana. Non si tratta però di un semplice divertimento perché Montale vuole anche mettere a confronto due tipi di poesie: quello altamente retorico, basato sulle sensazioni e magniloquente di  D’Annunzio e quello del presente, disilluso e pessimista. Per Montale la pioggia è soltanto un monotono stillicidio che caratterizza una vita noiosa, un mondo che appare vivere solo in superficie, senza profondità né culturale, né emotiva. In Piove si nota la speranza irrealizzabile di scoprire l’anello mancante della “catena” che è la natura. Ormai la vita è un affogare perché la sua compagna, l’unica in grado di evadere dalla prigione, è morta.