Gabriele d'Annunzio e la droga: tesina

Appunto inviato da lallabest98
/5

Tesina riguardante il rapporto tra la droga e i poeti, in particolare Gabriele d'Annunzio (2 pagine formato doc)

GABRIELE D'ANNUNZIO: DROGA

Gabriele D'Annunzio.

La droga, spesso, viene assunta dagli artisti per stimolare o aumentare le proprie doti. È il caso di Gabriele D’annunzio che per riuscire a vivere in modo sregolato e provare emozioni intense, spesso, faceva uso di cocaina, che era ormai abbastanza diffusa in Italia, ma anche di droghe più rare e ricercate provenienti dall’India. La notizia ci viene data da lui stesso nel suo diario.
Gabriele D’Annunzio è stato scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico e giornalista simbolo del decadentismo italiano ed eroe di guerra.

D'ANNUNZIO: BIOGRAFIA

Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863. Fu adottato da una zia materna, prendendo il cognome dallo zio.
Terzo di cinque fratelli, visse un'infanzia felice distinguendosi per intelligenza e vivacità. Manifestò subito un carattere ambizioso privo di regole.
Nel 1879 il padre finanziò la pubblicazione della prima opera del giovane studente, Primo vere, una raccolta di poesie che ebbe presto successo e il successo del libro venne aumentato dallo stesso D'Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo.
La notizia ebbe l'effetto di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso. Lo stesso D’Annunzio smentì la notizia della sua morte.  
Dopo aver concluso gli studi liceali si trasferì a Roma e si iscrisse alla facoltà di lettere. L'accoglienza nella città fu favorita dalla presenza in essa di un folto gruppo di scrittori, artisti, musicisti, giornalisti di origine abruzzese.

Gabriele d'Annunzio e la Prima guerra mondiale: tesina

OPERE DI D'ANNUNZIO

Il primo grande successo letterario arrivò con la pubblicazione del suo primo romanzo, “Il piacere” nel 1889; venne presto a crearsi un vero e proprio "pubblico dannunziano", condizionato non tanto dai contenuti quanto dalla forma divistica, un vero e proprio star system che lo scrittore costruì attorno alla propria immagine.
Tra il 1891 e il 1893 D'Annunzio visse a Napoli; sempre di questo periodo è il suo primo approccio agli scritti di Nietzsche che vennero in buona parte fraintesi, sebbene ebbero l'effetto di liberare la produzione letteraria di D'Annunzio da certi residui moralistici.
Volle provare l'esperienza politica, vivendo anch'essa in un modo bizzarro e clamoroso: eletto deputato della destra, passò quasi subito nelle file della sinistra.
Nel 1897 iniziò una relazione con la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita.
D'Annunzio fuggì poi in Francia perché da tempo aveva accumulato una serie di debiti a causa della sua vita dispendiosa e l'unico modo per evitare i creditori era oramai diventato la fuga dall'Italia.
A Parigi diventò un personaggio molto noto. Pur lontano dall’Italia collaborò al dibattito pre-bellico lodando la guerra italo-turca.
Nel 1915 ritornò in Italia, dove rifiutò la cattedra di letteratura italiana che era stata di Pascoli e condusse da subito una intensa propaganda interventista inneggiando al risorgimento.

D'ANNUNZIO E LA GUERRA

Con l'entrata in Guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, D'Annunzio si arruolò volontario e partecipò ad alcune azioni dimostrative navali ed aeree.
Alla fine della guerra, D'Annunzio si fa portatore di un vasto malcontento insistendo sul tema della "vittoria mutilata" chiedendo il rinnovamento della classe dirigente in Italia. Lo stesso malcontento trovò un sostenitore in Mussolini, che avrebbe portato il fascismo in Italia.
Nel 1919 guidò una spedizione di "legionari" della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. D’Annunzio la occupò e la fece annettere all’Italia.
Deluso dall'esperienza da attivista, si ritirò in un'esistenza solitaria nella sua villa di Gardone Riviera, divenuta poi il Vittoriale degli italiani
morì nella sua villa il 1° Marzo 1938 per emorragia cerebrale mentre era al suo tavolo di lavoro. Fu sepolto nel mausoleo del Vittoriale.