"Miseria e splendori della traduzione"- Ortega Y Gasset

Appunto inviato da princessvero
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Sintesi commentata: tematiche, analisi degli elementi caratteristici, stili utilizzati ed importanza della lingua (6 pagine formato doc)

Il libro, diviso in piccoli capitoli che vengono pubblicati come articoli su un quotidiano nel 1937, affronta in modo, a mio avviso, molto intelligente, leggero ma assolutamente serio e perspicace, il tema della traduzione.


I capitoli rappresentano spezzoni di una conversazione avuta dall'autore stesso, a Parigi, con un linguista francese. Egli, spagnolo, si allontana dalla patria a causa della guerra civile. Proprio il suo "periodo francese" e le difficoltà che trova nel tradurre i suoi libri in questa lingua fanno nascere in lui l'idea che la traduzione sia utopia, proprio come tutte le altre azioni umane. È da questo punto di partenza che Ortega Y Gasset sviluppa altri pensieri che vanno a confluire in questa opera.

Il dialogo parte dalla constatazione che il suo interlocutore gli fa presente: alcuni filosofi tedeschi sono intraducibili.
Ortega Y Gasset in risposta afferma che allora, così dicendo, si può supporre che la traduzione sia utopia, ma in questo non trova nulla di strano: tutto ciò che l'uomo fa, o meglio tenta di fare, è utopico, così come crede di amare ma successivamente si rende conto di essersi fermato alla promessa di questo. È un paragone amaro, ma può essere assolutamente vero.

Volgendo il discorso in senso più ampio, il filosofo nota che gli animali sono resi felici da piccole azioni che per come la natura li ha creati e "equipaggiati" sono possibili e realizzabili per loro. Gli uomini, al contrario, esseri più complessi in quanto ad azioni e soddisfazioni, possono anche provare il sentimento avverso, cioè la tristezza. Questo è il destino per l'uomo: il non ottenere ciò che si desidera e diventare quindi mera pretesa e vivente utopia.