L'architettura della lingua italiana contemporanea

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Casistica delle precipue strutture linguistiche dell’italiano contemporaneo (23 pagine formato doc)

L'Architettura Dell'Italiano Contemporaneo

Allo scopo di tracciare una casistica, seppure sommaria e limitata, delle precipue strutture linguistiche dell'italiano contemporaneo, o meglio di quella modalità d'italiano dell'uso medio definita in Fiorentino 2004 "scritto conversazionale", si prenderanno in esame cinque e- mail informali, scambiate tra privati di livello culturale medio-alto, in quanto si tratta di una categoria di testi che rispecchia molto gli aspetti spontanei della lingua.


Questa tipologia testuale particolare rientra nell'ambito della Computer Mediated Commumication, che studia le forme di comunicazione tramite computer, esaminata da Herrings 1996 e Paccagnella 2000 dal punto di vista culturale e psicologico, da Turkle 1984 e 1996 secondo un approccio sociologico-etnografico, e da Baron 1998 e 2000, Pistolesi 1997 e 2006 e Fiorentino 2004 da una prospettiva linguistica.
Anche gli ultimi studi evidenziano come la CMC offra nuove sfide alla linguistica e tutte le osservazioni possibili ovviamente siano provvisorie, ma permettano di trarre conclusioni da sottoporre a successivi controlli.

L'architettura della nostra lingua, a parere di Berruto 1993 che usa una terminologia ereditata dai linguisti germanofoni, non è monolitica, ma prevede quattro fondamentali parametri di variazioni sociolinguistiche nella dimensione sincronica:

  1. diatopia, in base alla regione di provenienza degli utenti si va dall'italiano standard all'italiano regionale molto dialettizzante;
  2. diastratia, riguardo alla classe sociale ci si muove dall'italiano colto a quello popolare basso;
  3. diafasia, secondo la situazione comunicativa si passa dall'it. formale aulico all'it. informale trascurato;
  4. diamesia, in base al canale comunicativo fisico-ambientale, abbiamo ai due poli, secondo Nencioni 1983, l'it. "scritto-scritto" e "parlato-parlato".
I primi tre parametri ci appartengono, anzi il primo è collocato sullo sfondo del grafico di Berruto, essendo una sorta di prius, all'opposto il quarto lo scegliamo volontariamente). Di là da ogni rigida distinzione, nella pratica concreta le varietà s'intersecano: le diafasiche con le diastratiche, e queste con le diafasiche, e le diafasiche con le diamesiche, ma mai al contrario. Bisogna precisare che la prima tassonomia varietistica appartiene a Coseriu 1958, la quale è ancora suscettibile di ulteriori sottodimensioni, come la v. diatemica per Petralli 1990t

. Mioni 1983 parla per primo di variabilità diamesica come quarto parametro, che invece Albrecht 1986 riporta alla diafasia, sebbene a parere di Berruto, la diamesia sia funzionale a dar conto della divaricazione tra scritto e orale, che per Koch-Oesterreicher 1990 è la variazione primaria di una lingua.