Il Ventennio Fascista

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Percorso pluridisciplinare incentrato sul ventennio Fascista (34 pagine formato doc)

STORIA: IL VENTENNIO FASCISTA
In Italia i primi anni del Primo dopoguerra furono segnati da tensioni politiche e da violenti scontri sociali.
La riconversione delle fabbriche da bellica a civile costò enormi sacrifici. Nelle campagne, contadini e braccianti chiesero che il governo mantenesse le promesse fatte durante la guerra. Nel Sud i contadini occuparono le terre incolte dei latifondi con  agitazioni contadine e operaie che si fecero sempre più intense e raggiunsero il culmine tra il 1919 e il 1920, durante quello che fu definito Biennio Rosso. Lo scontro raggiunse un tale livello d’intensità che gli industriali decisero di chiudere gli stabilimenti.
Nell’autunno 1920, nel Triangolo Industriale, squadre di operai armati occuparono le fabbriche. Gli industriali chiesero l’intervento armato dal Governo. Giolitti riteneva che lo Stato dovesse fornire il dialogo e cercare di mediare. 


Lo statista temeva che un intervento armato avrebbe precipitato il paese nel caos. La previsione di Giolitti si rivelò esatta. Giolitti non aveva previsto l’impatto che questa vicenda avrebbe avuto sugli industriali e sui proprietari terrieri. L’alta borghesia cominciò a considerare i socialisti una grave minaccia dalla quale lo Stato non riusciva a difenderli. 


La media borghesia, disprezzava non solo i socialisti, ma anche i liberali, incapaci di risparmiare all’Italia le umiliazioni di Versailles, la celebre “Vittoria Mutilata”. In questo clima di crisi economica, sfiducia nel governo e timore nei confronti dei socialisti, nel marzo del 1919 era stato fondato a Milano il movimento dei Fasci di Combattimento, guidato da Benito Mussolini.