Crisi dell'io: tesina e collegamenti

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Crisi dell'io nel 900: tesina di maturità che collega Nietzsche, Freud, Pirandello, Thomas S. Elliot e Thomas Mann (9 pagine formato doc)

CRISI DELL'IO: TESINA E COLLEGAMENTI

La Crisi dell’Io nel ‘900                                                                                     
Indice Argomenti
•    Introduzione e Motivazione
•    Nietzsche e Freud: una nuova concezione dell’io
•    Pirandello: Le Maschere
•    Thomas Stearn Eliot: The Waste Land
•    Thomas Mann: Gustav von Aschenbach
In copertina: René Magritte, Il Doppio Segreto (Le Double Secret), 1927 – 114x162cm, olio su tela

Crisi dell'io nel 900: tesina maturità

 

INTRODUZIONE TESINA CRISI DELL'IO

Introduzione.

La cultura dell'Ottocento risultava saldamente ancorata a una concezione forte dell'io, inteso come sostanza razionale e unitaria.
Tale concezione si era formata gradualmente nel corso dell'epoca moderna, ma, nel XIX secolo, aveva compiuto un salto di qualità; mai come in questo secolo, infatti, il pensiero umano aveva considerato tanto potente la soggettività razionale, attribuendole - almeno in linea di principio - una pressoché assoluta capacità di dominio sulla propria coscienza, sul proprio corpo e sul mondo naturale. Già nel corso dell'Ottocento, tuttavia, non erano mancate autorevoli voci controcorrente, che preannunciavano la successiva evoluzione culturale ma che divennero influenti solo nell’ultimo trentennio del secolo. E’infatti a partire da questo periodo che l’immagine forte dell'io comincia a vacillare sotto i colpi della filosofia di Nietzsche e della psicanalisi di Freud. Nella prima metà del Novecento, la crisi dell'io esplode diventando il nuovo leit-motiv della cultura europea.

Crisi dell'io: tesina maturità

 

CRISI DELL'IO NEL 900

Ho scelto di parlare di quest’argomento in quanto sono stata particolarmente colpita dal pensiero degli intellettuali d’inizio Novecento, le cui idee hanno posto le basi per il pensiero moderno e per una nuova visione del mondo. Mai come quest’anno ho provato un sincero e spontaneo interesse per gli argomenti trattati nelle varie materie scolastiche, per la prima volta sono riuscita a scorgere concretamente un nesso tra la vita di tutti i giorni e gli insegnamenti scolastici. Se questi uomini non avessero osato stravolgere i luoghi comuni ed il modo tradizionale di intendere l’uomo e la realtà, noi ora non saremmo ciò che siamo, non avremmo le stesse opportunità e lo stesso modo di pensare. Per questo, pur rimanendo nei limiti delle mie possibilità, ho deciso di rendere omaggio a tali figure. La figura che più mi ha colpito ed affascinato è stata quella di Nietzsche, e proprio da lui inizia il mio approfondimento.

La crisi dell'io: tesina

 

CRISI DELL'IO: TESINA LICEO CLASSICO

Nietzsche e Freud: una nuova concezione dell’Io
Negli ultimi decenni dell’800 la crisi dell'io giunge a piena e radicale consapevolezza - proprio negli stessi anni in cui nasceva il decadentismo - nella filosofia di Friedrich Nietzsche (1844-1900). Mirando a una severa critica della morale convenzionale, nell'opera Genealogia della morale (1887) Nietzsche mette in dubbio che l'io possa avere una coscienza piena del significato delle proprie azioni sino a negare la libertà del volere. Già in questa fase emerge la tesi - d’origine schopenhaueriana - secondo la quale il comportamento umano dipende da un istinto di conservazione che sfugge al controllo conoscitivo e pratico dell'io. Nell’ultimo Nietzsche si assiste ad una radicalizzazione del prospettivismo, termine con il quale egli intende la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni di cose o fatti. La conoscenza e la logica sono invenzioni per porre sotto controllo il caos dell’esperienza quotidiana. La stessa idea dell’io o del soggetto come sostanza unitaria permanente, causa ultima dei nostri atti, è soltanto una finzione, sulla cui base sono costruite tutte le altre finzioni. Nietzsche chiarisce come l'io nasca e si formi per rispondere al bisogno di comunicazione legato alla condizione sociale: esso è dunque una creazione originata dall’istinto di conservazione e dalla volontà di potenza. La coscienza è intesa come una funzione dei rapporti sociali, in particolare dell'ordine gerarchico che controlla la società.