La luce nella storia dell'arte: tesina

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Tesina sulla luce nell'arte contemporanea e la percezione visiva (5 pagine formato doc)

LA LUCE NELLA STORIA DELL'ARTE: TESINA

Luce e percezione visiva nella storia dell'arte.

La luce è uno degli elementi rivelatori della vita: per l’uomo, come per tutti gli animali diurni, è la condizione indispensabile per il maggior numero di attività. La fisica ci dice che viviamo di luce presa a prestito: la luce che rischiara il cielo viene mandata dal sole attraverso un buio universo ad una buia terra per una distanza di 93.000.000 di miglia.
Ma ben poco di questa nozione si accorda con la nostra percezione, secondo la quale la luce è una qualità intrinseca agli oggetti che ogni tanto scompaiono nascosti dall’oscurità, come se anche il buio fosse un’entità a se stante, e non assenza di luce. I fattori che concorrono al rapporto luce percezione visiva sono essenzialmente tre: chiarezza, luminosità e illuminazione.

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LA LUCE NELL'ARTE CONTEMPORANEA

La chiarezza è la prima qualità della luce, il suo rivelarsi, il segno della sua presenza, ciò che ci permette di vedere le cose. Da un punto di vista fisico la chiarezza di un oggetto è determinata dal suo potere di riflettere la luce e dalla quantità di luce che ne colpisce la superficie. Un pezzo di velluto nero, che assorbe gran parte della luce che riceve, può, sotto una forte illuminazione, emettere tanta luce quanta ne emette un pezzo di seta bianca, debolmente illuminato, il quale riflette la maggior parte dell’energia luminosa. Ma per il nostro occhio non c’è modo di distinguere fra il potere di riflessione e la vera emanazione di luce: esso accoglie solo il risultato, cioè l’intensità della luce, ma non ne trae alcuna informazione circa la proporzione in cui le due componenti contribuiscono a tale risultato, non ne ha conoscenza.

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LUCE E ARTE

La luminosità è appunto l’intensità della luce, il grado di chiarezza che vediamo in un determinato campo visivo: esso può essere più o meno luminoso, ma al suo interno possiamo notare la particolare luminosità di ogni oggetto. Poiché tale luminosità è percepita in relazione alla distribuzione dei valori di chiarezza in tutto il campo visivo (gradienti di luminosità), per poter apparire luminoso, un oggetto dovrà avere un’intensità superiore ai valori di chiarezza che uniformano tutto l’insieme; d’altra parte tutte le cose sono percepite e conosciute per comparazione.

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Va sottolineato che i valori di chiarezza sono relativi e non costanti: il fatto, ad esempio, che un fazzoletto appaia o no bianco, non dipende dalla quantità assoluta di luce che esso invia all’occhio, ma dal posto che occupa nella scala di valori di chiarezza che vediamo in un determinato momento ed in un determinato spazio.
L’illuminazione è un effetto particolare di luce: la notiamo solo quando questo effetto è evidente, cioè quando la luce è battente, intensa, e proietta ombre nette; quando la luce è invece diffusa, non rileviamo altro che una chiarezza generica e non notiamo ombre. L’illuminazione, da un punto di vista fisico, entra in gioco ogni volta che vediamo un oggetto che senza luce rimarrebbe invisibile; ma per la nostra percezione visiva l’illuminazione è un fenomeno aggiuntivo che si somma alla luce riflessa dall’oggetto che vediamo e lo disegna nettamente nei suoi contorni, accentuandone forme, colori, ombre, contrasti, a seconda della sua provenienza.