Poeti e letterati di fronte alla Grande guerra: saggio breve svolto

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Saggio breve ambito artistico-letterario sui poeti e letterati di fronte alla Grande guerra: traccia e svolgimento (5 pagine formato rtf)

POETI E LETTERATI DI FRONTE ALLA GRANDE GUERRA: SAGGIO BREVE SVOLTO

Ambito artistico-letterario
Argomento: Poeti e letterati di fronte alla “grande guerra”
DOCUMENTI
“Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo -, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.
MANIFESTO DEL FUTURISMO, ”Le Figaro”, 1909
“Edizione della sera! Della sera! Della sera!
Italia! Germania! Austria!”
E sulla piazza, lugubremente listata di nero,
si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!
Un caffè infranse il proprio muso a sangue,
imporporato da un grido ferino:
“Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!
I tuoni degli obici sul marmo di Roma!”
Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette
gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno straccio
e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:
“Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi” …”
            Vladimir MAJAKOVSKIJ, 1914


Poeti e letterati di fronte alla grande guerra: saggio breve

POETI E LETTERATI DI FRONTE ALLA GRANDE GUERRA TRACCIA

[…] siamo troppi.

La guerra è un’operazione malthusiana.
C’è un troppo di qua e un troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita […].
Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivino ai diti delle mani e dei piedi messi insieme […].
Giovanni PAPINI, Amiamo la guerra, in “Lacerba”, II, 20, 1914.

Poeti e letterati di fronte alla grande guerra: saggio breve

GLI INTELLETTUALI E LA GRANDE GUERRA

È una vecchia lezione! La guerra è un fatto, come tanti altri in questo modo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non vi aggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente, nel mondo. Neanche la letteratura: […].
Sempre lo stesso ritornello: la guerra non cambia niente. Non migliora, non redime, non cancella: per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti, non lava i peccati. In questo modo, che non conosce più la grazia.
Il cuore dura fatica ad ammetterlo. Vorremmo che quelli che hanno faticato; sofferto, resistito per una causa che è sempre santa, quando fa soffrire, uscissero dalla prova come quasi da un lavacro: più duri, tutti. E quelli che muoiono, almeno quelli, che fossero ingranditi, santificati: senza macchia e senza colpa.
E poi no. Né il sacrificio né la morte aggiungono nulla a una vita, a un’opera, a un’eredità […]. Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage: quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle, e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole della primavera che è sempre la stessa? […].
Renato SERRA, Esame di coscienza di un letterato, in “La Voce”, 30.4.1915