Tesina di maturità sull'alienazione 2.0: dalla Rivoluzione Industriale all'era Informatica

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Percorso multidisciplinare sull'alienazione 2.0: dalla rivoluzione industriale all'era informatica. Definizione delle tappe significative che hanno interessato il concetto di alienazione a partire dall'etimologia del termine e dalle influenze dei relativi periodi storico-culturali (12 pagine formato doc)

TESINA MATURITA' ALIENAZIONE: INTRODUZIONE

Percorso multidisciplinare.

Alienazione 2.0: dalla Rivoluzione Industriale all’Era Informatica. Premessa
Con il presente percorso si intende definire le tappe significative dei mutamenti che hanno interessato il concetto di alienazione, a partire dall’etimologia del termine e dalle influenze dei relativi periodi storico-culturali.
Verranno inoltre rintracciate le manifestazioni e le rappresentazioni dell’alienazione in letteratura italiana, in quella oltremanica e nell’arte figurativa, con particolare riferimento alle sue forme di espressione nella narrativa del Novecento.

Infine lo scopo prefissato sarà quello di comprendere come l’informatizzazione del lavoro impiegatizio abbia peculiarità affini all’alienazione degli operai in fabbrica, tanto da andare a costituire una nuova forma di “alienazione da ufficio”.

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ALIENAZIONE: TESINA MULTIDISCIPLINARE

Etimologia del termine. Il termine alienazione (in latino alienatio, -onis) ha origine dal verbo latino alienare e dall’aggettivo alienus, che letteralmente significa appartenente ad altri, che non è dei nostri.
Mentre nel linguaggio giuridico corrente per alienazione si intende vendita, trasferimento o privazione di un immobile, in ambito filosofico il lemma ha progressivamente acquisito spessore concettuale tale da diventare una delle nozioni pregnanti della riflessione filosofica post-hegeliana.
In particolare ciò avviene nella contemporaneità, che sempre più sembra caratterizzarsi come società del disagio, lacerata drammaticamente dalla contraddizione tra l’enorme produzione seriale di ricchezza materiale e il sentimento di una profonda povertà, di un senso d’impotenza, di estraneità ad una realtà potente, indifferente e ricca, che l’alienato è inadeguato a controllare e inetto a fronteggiare.
Appunto “alienato”, perché alienata è questa realtà da lui prodotta, estranea e ostile, che si allontana portando con sé la nostra stessa essenza, impoverendoci, privandoci di noi stessi.

Il concetto di alienazione in Pirandello e Marx

TESINA ALIENAZIONE, LICEO CLASSICO

Il concetto filosofico di alienazione: Hegel, Feuerbach e Marx
Nei Manoscritti economico-filosofici, redatti da Marx durante il suo soggiorno parigino nel 1844, il filosofo studia e discute le teorie dei più noti economisti (Smith, Malthus, Ricardo ecc.), ma soprattutto analizza la struttura dell’economia capitalistica.
Ecco allora che il concetto di “alienazione”, precedentemente mutuato da Hegel e Feuerbach, assume una valenza nuova: se nel sistema hegeliano essa consisteva dell’estraniarsi dell’Idea nella natura e se in quello feuerbachiano essa descriveva il modo in cui l’uomo proiettava la sua essenza in Dio, in Marx, nel giovane Marx, l’alienazione è un concetto che dal “cielo” della religione e della speculazione scende sulla “Terra”.
Marx esordisce sottolineando immediatamente la concretezza della propria analisi rispetto all’astrattezza degli economisti borghesi. Che nell’economia capitalistica l’impoverimento dell’operaio sia direttamente proporzionale all’arricchimento del capitalista costituisce per Marx un dato innegabile: paradossalmente la valorizzazione dell’oggetto (merce) provoca, attraverso il lavoro, la svalutazione del soggetto (operaio), che si ritrova tanto più reificato e mercificato, quanto più esso produce i beni in favore del capitalista.

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TESINA ALIENAZIONE E FUGA DELLA REALTA'

Il lavoratore risulta alienato proprio in quanto espropriato del frutto del proprio lavoro, che viene estorto a suo danno dal datore di lavoro. Mentre gli economisti borghesi si guardano bene dal denunciare la spersonalizzazione operaia, Marx invece mette in luce le contraddizioni della società industriale mediante un suggestivo confronto tra splendori e miserie del capitalismo: è si vero che l’economia produce ingenti quantità di beni, ma ciò avviene solo a favore dell’imprenditore facoltoso e a discapito del misero proletario.
L’operaio non trae più soddisfazione dal proprio lavoro, che anzi gli procura fatica ed infelicità: esso consiste di un malpagato e penoso mezzo per poter giungere indirettamente al soddisfacimento di altri bisogni come il sostentamento. Perciò quando ad un individuo viene sottratto il prodotto del proprio operato (derivato da un lavoro forzato, costrittivo e unilaterale) egli viene altresì privato della propria essenza, che gli sfugge e gli si contrappone, proiettata al di fuori di sé.