Psicologia e guerra

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Tesina universitaria riguardante le “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” di Sigmund Frued (13 pagine formato doc)

Untitled Psicologia e Guerra Sigmund Frued Da “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” L'obbiettivo di Frued in quest'opera era quello di dimostrare, come l'esperienza psicoanalitica quotidiana tuttora ci insegna,che proprio nel coltivare la disponibilità interiore a soffrire per la perdita delle cose e delle persone care, si alimenta la nostra capacità di amare e la consapevolezza della potenza perenne delle forze distruttive ci obbliga a mantenere vivo l'amore e rinnovarlo.
Soffrire per la perdita delle cose e delle persone care Consapevolezza della potenza distruttiva per mantenere vivo l'amore e rinnovarlo La parte più fertile e creativa di Considerazioni attuali sulla guerra e la morte è infatti quella in cui Simund Frued mette in luce la tenace resistenza con cui ogni individuo è attaccato alle sue illusioni, a partire da quella, conservata nell'inconscio di ciascuno, di non credere alla propria mortalità. Tenace resistenza di attaccamento alle illusioni inconsce Incredulità della morte Si creda o no alla distruttività come “istinto”, il livello intellettuale dell'uomo ha subito una significativa evoluzione temporale il suo livello istintivo e pulsionale sembra incapace.
Incapacità di controllare l'istinto intellettuale La psicoanalisi non può certo sconfiggere l'aggressività innata ma può aiutarci a capire come quella inconscia sia la più pericolosa. Pericolosità dell'inconscio Si può riconoscere la necessità biologica e psicologica del dolore per l'economia della vita umana, e tuttavia si può non demordere dalla condanna, nei suoi scopi e nei suoi mezzi, e aspirare alla cessazione delle guerre. Riconoscimento biologico e psicologico del dolore per l'economia della vita I conflitti vennero presentati come “dispute cavalleresche” che si sarebbero dovute limitare a stabilire la superiorità di uno dei contendenti, ma invece comportarono anche orrori e pesanti sofferenze, tuttavia non interruppero lo sviluppo delle relazioni etiche tra le grandi individualità umane: i popoli e gli Stati. “Dispute cavalleresche” = conflitti per la supremazia I popoli, più o meno, sono rappresentati dagli Stati che si formano; e gli Stati dai governi che li guidano. Lo Stato ha interdetto al singolo la pratica dell'illecito, non perché voglia abolirla, ma solo perché intende averne il monopolio. Lo Stato rappresenta il popolo Lo Stato provoca la completa manipolazione del popolo Dai suoi cittadini, lo Stato pretende il massimo di obbedienza e di spirito di sacrificio, ma ”li tratta come dei minorenni”, esagerando nella segretezza ed esercitando nei confronti di ogni comunicazione ed espressione di pensiero una censura. Recede da tutti gli accordi e il cittadino deve approvare tutto questo per patriottismo. Lo Stato richiede la massima obbedienza per patriottismo A riguardo dell'illusione che il cittadino percepisce nei confronti delle istituzioni e della stessa guerra occorre precisare che le i