La lingua Basca e l'identità di un popolo

Appunto inviato da krisneworder
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Breve excursus sulla situazione geografico-politica dei Paesi Baschi a cavallo tra la Spagna e la Francia (3 pagine formato doc)

La lingua basca e l’identità di un popolo
L’Euskara, la lingua basca, rappresenta l’emblema di come il linguaggio possa affermare l’identità e l’indipendenza di un popolo così diverso e frammentato.
Essa è una delle lingue più antiche esistenti e ha dato vita a diversi e irrisolti dibattiti linguistici. Non se ne conoscono le origini e non si hanno testimonianze scritte fino al secolo XVI.  Sta di fatto, però, che l’Euskara è sopravvissuto fino ai giorni nostri, in barba ai differenti sostrati linguistici e ai nazionalismi spagnolo e francese. Questa resistenza linguistica non è altro che il segno di una più generale resistenza al potere in grado di garantire e salvaguardare l’identità.


Persino durante la dittatura di Francisco Franco, dal 1939 al 1975, quando il regime portava avanti pratiche di persecuzioni contro ogni tipo di espressione culturale individuale, la lingua basca rappresentò un simbolo di resistenza contro l’oppressione: essa continuò a diffondersi attraverso le “Ikastole”, ovvero scuole clandestine dove si continuava ad insegnare e parlare la lingua basca, che diventa non soltanto mezzo di comunicazione ma strumento di lotta contro il potere. 
È interessante come, soprattutto ultimamente, l’Euskara sia diventata il centro di una diatriba politica tra Spagna, Francia e il territorio stesso dei Paesi Baschi.
In questa zona, la questione linguistica si intreccia inesorabilmente con la questione politica.  Già a partire dal 1492, con l’unione delle due Corone spagnole (Castiglia ed Aragona) si porta avanti una sorta di “Castiglianizzazione” dello stato attraverso una centralizzazione linguistica e culturale. Centralizzazione che sarà fondamentale durante tutto il periodo della nascita degli Stati moderni. Durante i secoli l’Euskara non ha mai smesso di essere strumento di affermazione identitaria.


Alla fine dell’Ottocento, con l’affermarsi del Nazionalismo, si inizia a parlare addirittura di “razza” basca e la parola che si utilizzava per indicare il parlante di lingua basca era “Euskadi”, parola di forte matrice razziale. Solo dopo la seconda Guerra Mondiale si abbandona questo termine a favore di un altro, “Euskaldun”, ovvero “chi possiede l’Euskara”. In questo modo l’identità è incentrata sulla lingua: chi parla l’Euskara fa parte della comunità. Senza distinzioni di origine. Ed “Euskal Herria”, è la terra dove si parla l’Euskara.
La questione linguistico-politica dei Paesi Baschi è strettamente collegata alla geografia del territorio. A metà tra Spagna e Francia, è sempre stata una terra attraversata da diverse popolazioni che portavano con sé le proprie parlate locali. Nonostante la frammentazione politica e linguistica, nonostante l’influenza di altre popolazioni di passaggio e nonostante le imposizioni da parte del potere centralizzato degli Stati, l’Euskera è, e continua ad essere, simbolo e veicolo di identità.