Politica italiana: storia dal 1946 al 2006

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Storia dei partiti, movimenti e personaggi della politica italiana, dal 1946 al 2006 (9 pagine formato doc)

POLITICA ITALIANA: STORIA

Sessant'anni di politica italiana (1946-2006).

Partiti, movimenti e personaggi. Il centrosinistra al governo. Come per molta parte del mondo occidentale, anche per l’Italia i primi due decenni postbellici furono caratterizzati da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, che tuttavia non cancellarono gravi e radicali squilibri. L’appartenenza all’alleanza atlantica e l’egemonia politica della Democrazia cristiana, che, forte del successo ottenuto nell’aprile del 1948, era diventata il partitio di maggioranza relativa, costituiscono il quadro politico all’interno del quale prese avvio il decollo economico.
Il settore più interessato fu quello industriale, soprattutto dell’industria meccanica, elettromeccanica, siderurgica, dei cementi e delle fibre artificiali, mentre l’agricoltura perdeva progressivamente peso: in questi anni l’Italia si affermò come paese marcatamente industriale, mentre fino a tutti gli anni ’30 era stato prevalentemente agricolo-industriale.

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Le grandi imprese (Fiat, Montecatini, Snia Viscosa, Olivetti, Pirelli) ma anche le piccole e medie aziende, che vennero costituendo il tessuto connettivo del sistema industriale italiano, poterono avvalersi di una grande disponibilità di manodopera a basso costo e poterono aumentare la produzione indirizzandola ai mercati esteri. Il basso costo del lavoro infatti consentiva di mantenere bassi i prezzi dei prodotti italiani, che risultavano così molto competitivi sui mercati internazionali.

La forza-lavoro che garantì questa fase di intenso sviluppo era prevalentemente emigrata dall’Italia meridionale.
A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta si assiste al più grande spostamento di popolazione che l’Italia avesse mai conosciuto nella sua storia: il nord assorbì dal sud milioni di emigrati in cerca di lavoro; fra gli anni cinquanta e sessanta quasi dieci milioni di italiani cambiarono regione di residenza.

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PARTITI POLITICI ITALIANI: STORIA

Lo sviluppo degli anni cinquanta fu strettamente intrecciato all’affermazione e al consolidamento dell’egemonia della Democrazia cristiana nello stato e nella società. Sul piano istituzionale si affermò una crescente identificazione del partito di maggioranza relativa con lo stato dovuta all’assenza del ricambio politico. Le articolazioni della struttura istituzionale (ministeri, enti statali e parastatali, come il vasto arcipelago della previdenza sociale, ossia degli istituti preposti all’erogazione di pensioni e assistenza sanitaria, come Inps, Inam, Inail) furono occupate in permanenza da personale legato al principale partito di governo e ai suoi alleati, funzionando anche come uno strumento di distribuzione delle risorse ai fini del consolidamento del consenso.
Una delle caratteristiche principali della Democrazia cristiana era infatti il suo interclassismo, che le consentì di raccogliere larghi consensi in quasi tutte le regioni italiane e presso ceti sociali differenti: dagli imprenditori agli impiegati, agli insegnanti, al vasto universo di artigiani e commercianti, al mondo contadino e a parte del lavoro dipendente e operaio, pur avendo nel mondo dei ceti medi urbani e nella piccola proprietà contadina la propria princiapale base di massa.

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STORIA DEI PARTITI POLITICI ITALIANI. RIASSUNTO

La base ideologica che negli anni della guerra fredda cementò questo variegato ‘arcipelago’ era costituita dall’esplicito anticomunismo e dalla difesa dei valori tradizionali (famiglia, proprietà, morale cristiana) sostenuta dal suo ruolo di unico partito cattolico e dal legame organico con il Vaticano. Importante era il controllo esercitato sull’insegnamento scolastico (il ministero della pubblica istruzione fu ininterrottamente guidato da esponenti democristiani fino al 1979, anno in cui fu ministro il repubblicano Spadolini, ed era attiva una vasta base di insegnanti cattolici organizzata nella Cisl) e sui mezzi di comunicazione di massa...
L’isolamento del governo emerse con incontenstabile evidenza: Tambroni venne sconfessato dal suo stesso partito e costretto alle dimissioni.
Dopo un lungo e contrastato processo di maturazione, nella Dc si imposero le forze riformiste, ora guidate da Aldo Moro, che nel congresso di Napoli del 1962 lanciò la strategia del Centrosinistra, vale a dire l’apertura politica al Partito socialista e l’abbandono dei tradizionali alleati moderati, cioè il Partito Liberale e le componenti più conservatrici dello schieramento parlamentare