La ricotta di Pasolini: trama

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Tesina di maturità per il liceo classico sul mediometraggio "La ricotta" di Pier Paolo Pasolini: trama, analisi del film con collegamenti tra le materie (7 pagine formato doc)

LA RICOTTA PASOLINI: TRAMA

Liceo Classico “Rinaldo Corso” Correggio
La ricotta di Pier Paolo Pasolini
Il Mediometraggio “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini, girato nel pieno della sua maturità artistica, sintetizza e sviluppa le tematiche centrali del suo pensiero, dal difficile e contraddittorio rapporto con il cattolicesimo, il fascino per la vivacità della vita di borgata,  la capacità di rileggere il passato in chiave moderna e analizzare criticamente i cambiamenti socio-culturali della sua epoca.
Scaletta
•    Introduzione film “La Ricotta” e trama essenziale per capire le riflessioni su cui verte la tesina.  La vera Passione di Stracci contrapposta a quella intellettuale e falsa di Welles.  Welles messo in rapporto con Stracci.

Perché scegliere Welles come regista.  Il ruolo della fame nello “Stracci Show”.
•    Metacinema, film nel film e riflessione che Pasolini fa su se stesso (intellettuale).  Ambivalenza Welles – Pasolini: borghese intellettuale che vuole abbandonare le elucubrazioni intellettuali per avvicinarsi al popolo.
•    Attraverso Welles critica della borghesia, del conformismo e consumismo.
Le critiche socio-culturali che muove come giornalista, scrittore e  regista e la poetica dialettale.
•    Tableaux Vivants (Rosso Fiorentino e Il Pontormo).  Miscredenza del Pontormo e demonismo del Rosso. Ambivalenze nel parlare della Passione di Cristo
(la vera e umile povertà di Mario Cipriani e la falsa spiritualità delle scene create con i Tableaux Vivants).
•    Capovolgimento Realtà- Finzione (Bianco- Nero). Riferimento al neorealismo con il bianco-nero, in particolare Rossellini e De Sica.
•    Atto d’amore nei confronti del manierismo. Pasolini apprezza la modernità dei manieristi, nel rompere con la tradizione Rinascimentale e rappresentare la propria inquietudine e disagio psichico. Partecipazione emotiva nell’opera prodotta dal Pontormo, Rosso e Pasolini.
•    Il film sequestrato dalla magistratura: interpretazione del pubblico ministero e processo.

Ragazzi di vita di Pasolini: riassunto per capitoli

 

LA RICOTTA PASOLINI ANALISI

Trama. La Ricotta (1963) è un mediometraggio (35 min) di Pier Paolo Pasolini e inserito all'interno del film a episodi Ro-Go-Pa-G (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti).
La pellicola di Pasolini è incentrata sulle vicende di una troupe alle prese con un kolossal su Cristo, una riflessione metacinematografica sul compito del regista e quindi la maniera “migliore” di parlare della Passione.
Mentre il regista, interpretato da Orson Welles, è assorto nel rappresentare complicati tableaux vivans manieristi, Stracci (Mario Cipriani), una comparsa pescata tra sottoproletari di Roma dalla fame atavica, vive una serie di sfortunate vicissitudini che porta il pubblico a identificare in lui il vero “Cristo”, della Passione e Crocefissione, il Cristo deriso e flagellato.
Un morto di fame che dona tutto il suo pranzo alla numerosa famiglia, consumato in un prato che assume il valore di una vera e propria eucaristia. Dopo aver nascosto il pane sotto un sasso, non se la sente di punire seppur giustamente “il cane de 'na miliardara” che gli sta mangiando il cibo. Infine dopo essere stato deriso da tutta la troupe per la propria fame che lo spinge a trangugiare ogni cosa del banchetto dell’ultima cena che gli è lanciata, morirà davvero sulla croce durante la scena della crocefissione, come ladrone buono, per indigestione, nella generale indifferenza.

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LA RICOTTA PASOLINI ROSSO FIORENTINO

Orson Welles e Stracci. Orson Welles, il regista, è contrapposto alla figura di Stracci; il primo rappresenta il mondo delle classi dominanti, è un uomo “colto, estetizzante, cinico”, divorato da una fame estetica, alla ricerca di un’arcaica spiritualità che lo spinge a riprodurre opere lontane, irreali nei colori e alienate dal mondo e dalle esigenze concrete delle borgate romane con cui il regista entra contatto, ma con le quali non sa dialogare. Anzi tale ambiente gli rimane estraneo e viene da lui criticato nel momento in cui interrompono brutalmente le riprese più sacre.
Certamente negli anni ’60 Welles, già da tutti conosciuto, evocava l’immagine di un intellettuale di successo, autore di grandi capolavori del cinema, un regista per eccellenza. Perciò senza dubbio, ciò su cui voleva riflettere Pasolini, non era la particolare dinamica che si sviluppa durante la ripresa di un film e neppure voleva introdurre il nome di Welles nel cast per accreditarsi il favore del pubblico. Voleva osservare attentamente i “rischi” dell’intellettuale che non riesce a esprimere quella che è la vera essenza del Vangelo che vuole rappresentare.