L’educazione in Italia dalla Legge Casati (1859) alla Legge Daneo Credaro

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Legge casati, legge coppino, il positivismo, i programmi del 1860 e del 1988, la legge beccelli, legge nasi, legge orlando, legge daneo-credaro (11 pagine formato doc)

Verso la metà del secolo diciannovesimo estremamente vario si presenta lo stato degli istituti educativi in Europa e in Italia.
Per quanto, riguarda l’Italia, andiamo dalla situazione enormemente retriva dello Stato Pontificio, del Regno di Napoli, del Ducato di Modena, all’atmosfera più respirabile del Granducato di Toscana e del Ducato di Parma. Una volta compiuto il processo di unificazione della penisola, si poneva l’urgente compito di formare le coscienze nazionali. “L’Italia e’ fatta- disse D’Azeglio- ora bisogna fare gli italiani”. Grande importanza assumeva il problema
dell’educazione, e in particolar  modo quello dell’educazione primaria, dal momento che il nuovo stato unitario aveva assunto in pieno la pesante eredità degli stati della penisola:91% di analfabeti in Calabria, Sicilia,Basilicata,Campania e Abruzzo, 59% in Lombardia, 57% in Piemonte,con una media generale del 75%.
Legge Casati
La prima legge che  cercò di ovviare a tale stato di cose fu quella che porta il nome del ministro Gabrio Casati.
Questo provvedimento legislativo sulla scuola italiana è costituito dall’estensione al Regno d’Italia del decreto promulgato per il solo Regno di Sardegna il 13 novembre 1859, su iniziativa del Ministro Gabrio Casati rimanendo in vigore salvo lievi modifiche, fino al 1923, quando fu varata la riforma Gentile.
La secolare incuria dei governi dello stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie  aveva consolidato nel Mezzogiorno una condizione di ignoranza ancestrale . Si comprendono ,cosi, le difficoltà dinanzi alle quali viene a trovarsi questo documento legislativo che pur e’ stato giudicato unanimemente come il testo normativo più organico.