La memoria: tesina di maturità

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Tesina sulla memoria per gli esami di maturità: il ruolo della memoria nei Lager nazisti, l'importanza della memoria, il ricordo della Shoah, la memoria in filosofia, la persecuzione degli ebrei in Italia, la memoria in Nietzsche, Bergson e Freud, The function of memory in James Joyce and Virginia Woolf, Le Confessioni di Sant'Agostino, la memoria in Montale e Proust e il tribunale della memoria in Sudafrica (12 pagine formato doc)

LA MEMORIA: TESINA DI MATURITA'

La memoria.

La memoria dell’offesa. La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. I ricordi che giacciono in noi non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano e si accrescono incorporando lineamenti estranei. Un ricordo troppo spesso evocato tende a fissarsi in uno stereotipo che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese. Il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso spesso traumatico perché richiamarlo duole o almeno disturba; per questo motivo chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore e chi invece ha ferito lo ricaccia nel profondo per liberarsene e alleggerire il suo senso di colpa.
Vittima e oppressore sono nella stessa trappola, ma è solo l’oppressore che l’ha approntata e se egli ne soffre, è giusto che ne soffra; è invece iniquo che ne soffra la vittima, come invece ne soffre, a distanza di decenni.

Tesina di maturità sulla memoria


TESINA SULLA MEMORIA COME RICORDO

Amèry, il filosofo austriaco torturato dalla Gestapo perché attivo nella resistenza belga e poi deportato ad Auschwitz perché ebreo, scrisse qualche anno prima di darsi la morte: “Chi è stato torturato rimane torturato. Chi ha subito il tormento non potrà più ambientarsi nel mondo, l’abominio dell’annullamento non si estingue mai. La fiducia nell’umanità, già incrinata dal primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più”.
I prigionieri del Lager sono stati sottoposti a una degradazione e un vero e proprio annientamento della persona; dice la Arendt che essi “sono serviti al regime totalitario come laboratori per la verifica della sua pretesa di dominio assoluto sull’uomo”. I Lager servono a compiere l’orrendo esperimento di eliminare la spontaneità come espressione del comportamento umano e di trasformare l’individuo in un oggetto, in qualcosa che neppure gli animali sono.

Tesina di maturità sulla memoria come ricordo e il tempo


TESINA SULLA MEMORIA E IL TEMPO

In circostanze normali ciò non può essere ottenuto, perché la spontaneità, connessa così tanto alla libertà umana e alla vita stessa “in quanto semplice rimaner vivo”, non può mai essere interamente soffocata. Le sofferenze a cui i prigionieri erano sottoposti servivano per trasformarli in “animali che non si lamentano”. Talvolta chi parla o scrive sull’esperienza del campo di concentramento è assalito egli stesso da dubbi sulla sua veridicità, come se avesse scambiato un incubo per la realtà (dice un sopravvissuto: “Sembrava che mi fossi convinto che queste esperienze orribili e degradanti non capitassero a me come “soggetto” ma a me come “oggetto”…era come se stessi a osservare lo svolgimento dei fatti a cui partecipavo solo vagamente… mi dicevo “ciò non può essere vero, simili cose non accadono”…”). Circondato dalla morte, spesso il deportato non era in grado di valutare la misura della strage che si svolgeva sotto i suoi occhi; si sentiva dominato da “un enorme edificio di violenza e di minaccia, ma non poteva costruirsene una rappresentazione perché i suoi occhi erano legati al suolo dal bisogno di tutti i minuti”.

Tesina sulla memoria


TESINA SULLA MEMORIA, LICEO CLASSICO

L’ingresso in Lager era un urto per la sorpresa che portava con sé; si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati non c’erano. Era una vita “hobbesiana”, una guerra continua di tutti contro tutti. Questa rivelazione era talmente brusca da far crollare subito la capacità di resistere. Gli anziani manifestavano fastidio e ostilità nei confronti del nuovo, invidiato perché “sembrava che avesse ancora indosso l’odore di casa sua”, quest’ultimo veniva quindi deriso e sottoposto a scherzi crudeli, gli anziani riversavano su di lui il peso delle offese ricevute dall’alto; non c’è dubbio che il Lager comportasse una regressione a comportamenti primitivi. Lo stesso lavoro, prevalentemente manuale, affiggeva il prigioniero colto, tormentato da un acuto senso di umiliazione e destituzione, insomma di dignità perduta; l’intellettuale però trovava sollievo nella sua stessa cultura, che gli permetteva di ristabilire un legame col passato, salvandolo dall’oblio e fortificando la sua identità.