Alimentazione e cucina dell'antica Roma: tesina

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La principale fonte disponibile riguardo l'alimentazione e la cucina nell'antica Roma è il De re co-quinaria di Marco Gavio Apicio. Tesina per superiori sull'alimentazione e cucina degli antichi romani (3 pagine formato doc)

ALIMENTAZIONE E CUCINA DELL'ANTICA ROMA: TESINA

Alimentazione e cucina nell’antica Roma.

L’alimentazione degli antichi romani era molto differente dalla nostra, sia per l’accostamento insoli-to dei sapori, sia, ovviamente, perché molti alimenti odierni non erano ancora conosciuti (patata, mais, pomodori, pasta, caffè…), mentre erano presenti alimenti oggi caduti in disuso (ghiro, fenicot-tero, pavone, …).
Le fonti. La principale fonte disponibile riguardo all’alimentazione e la cucina nell’antica Roma è il De re co-quinaria di Marco Gavio Apicio.
Il libro che ci è giunto oggi come De re coquinaria non è in realtà il testo scritto da Apicio: non solo il testo è evidentemente composto da sezioni diverse, tra loro disomogenee, ma comprende sia salse sia piatti completi; criteri stilistici e storici suggeriscono che il libro che ci è giunto sia una compila-zione tardiva (385 d.C. circa) di ricette che vanno da quelle di Apicio ad un insieme di ricette risa-lenti tra il I° secolo a.C.
ed il IV° secolo d.C.

L'alimentazione nell'antica Roma: riassunto


BANCHETTI ROMANI ANTICHI

L’autore. Il nome Apicio era, per i romani, sinonimo di ghiottoneria, da quando un tal senatore Apicio inveì contro Rutilio Rufo, il relatore della legge Fannia che tentava di limitare il lusso nei banchetti. Mar-co Gavio, soprannominato appunto Apicio, visse nel I secolo d.C. e scrisse probabilmente sotto Tibe-rio; dai dati che si desumono da Dione Cassio, Giovenale, Tacito, Seneca e l’Historia Augusta si co-nosce relativamente bene la vita d’Apicio. Nato intorno al 25 a.C., fu un ricchissimo patrizio appas-sionato di gastronomia e abile cuoco (a differenza della maggioranza dei cuochi dell’epoca, che era-no schiavi, seppur molto contesi e trattati con ogni riguardo), molto famoso alla sua epoca per la stravaganza e il lusso dei suoi banchetti e la ricercatezza degli ingredienti: si racconta che in una cena offrì ai suoi ospiti, tra l’altro, talloni di cammello stufati, intingoli di creste di volatili (tagliati ad animali vivi), triglie uccise nel garum (una salsa di cui riparleremo), lingue d’usignolo, fenicotteri e pavoni, oche ingrassate ripiene di fichi e pappagalli lessi. Dovette tra l’altro essere l’inventore del fois gras, visto che ideò un sistema per allevare le oche ingozzandole di frutta secca e fichi. La data della morte viene posta intorno alla fine del regno di Tiberio.

L'alimentazione degli antichi romani: riassunto


ALIMENTAZIONE ANTICHI ROMANI

Di lui parlano malignamente gli scrittori romani più moralisti: infatti, secondo Marziale e Seneca (ma non secondo le altre fonti), dilapidò il suo patrimonio per l’amore della buona cucina, e giunse ad un tal livello di ristrettezze da suicidarsi. Queste dicerie sono poco probabili, ma Seneca stesso non nasconde il motivo del suo odio per il buongustaio: aver reso celebre e rispettabile l’arte culina-ria e incoraggiare quello che il filosofo stoico vedeva come il vizio della gola.