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Giacomo Matteotti. Dal discorso di Matteotti alla Camera. Testimonianze fra cronaca e storia (5 pagine formato doc)

Il 10 giugno 1924 è una data lontana ma tuttora ricordata non senza un certo turbamento Testimonianze fra cronaca e storia Il DOSSIER MATTEOTTI: TESTIMONIANZE DI UN DELITTO QUASI PERFETTO Di xxx Classe 3 Sez.
A A.S. 2003/2004 Il 10 giugno 1924 è una data lontana ma tuttora ricordata non senza un certo turbamento. Infatti, mentre passeggiava con la sua giacchetta bianca estiva e senza cappello sul Lungotevere venne rapito e quindi assassinato il deputato Giacomo Matteotti. D'idee riformiste, amico di Turati, era nelle liste del partito socialista unitario di cui era diventato il segretario nell'ottobre del 1922. Lo sconcerto, per il tragico ritrovamento del cadavere in quel 16 agosto 1924, non solo nel mondo politico, ma nell'intera nazione, fu notevole tanto da portare alla cosiddetta secessione aventiniana.
Nel corso di questi avvenimenti, l'opinione pubblica apprese con sbalordimento che il Duce, cioè l'uomo che si proponeva come l'arcangelo della legalità, si serviva di una squadra di punizione personale, la stessa che aveva sequestrato ed ucciso Matteotti. Il fatto più allarmante era che questa squadra era stata una creazione dello stesso Mussolini, il quale l'aveva fondata quando era gia Presidente del Consiglio. Poiché i fascisti non riuscivano a liberarsi da una ben servile ammirazione per gli odiati bolscevichi, la squadra era stata chiamata Ceka, un nome che da solo produceva metà dello spavento. L'altra metà era data dal nome del suo comandante, Amerigo Dumini. Costui trovava la sua dimensione in una leggenda che lo vedeva protagonista d'innumerevoli atti di violenza e di ben undici omicidi, che egli non mancava mai di ricordare nelle presentazioni, dicendo: “ Piacere, Dumini, undici omicidi”. Con l'assassinio di Matteotti si parlò della Ceka (pensando a quella russa) come di un'organizzazione terribile, che aveva commesso non si sa quanti omicidi, e questo non era vero. Tutto quello che aveva fatto era di aver dato la purga all'onorevole Mazzolani, di aver organizzato la devastazione del villino dell'onorevole Nitti, di avere provveduto ad una serie di bastonature, tra cui quelle degli onorevoli Amendola e Forni. Nel 1924 a soli due anni dalla conquista del potere Mussolini era diventato l'indiscusso padrone del paese. Non solo aveva conquistato l'autorità dell'uomo che prometteva di rendere governabile la baracca, ed aveva ottenuto la fiducia del re, della nobiltà, della borghesia, dell'esercito, dell'industria ma si apprestava a stringere un patto di ferro perfino con il papa. I rapporti fra Mussolini ed il Vaticano spiegano il ruolo che ebbe quest'ultimo nel periodo successivo all'omicidio del leader socialista basato sul “wait and see” (aspetta e vedi quello che accade). Mussolini era riuscito a conquistare anche il colto pubblico non solo perché sapeva tirare di scherma, pilotare auto, aerei, motociclette, conosceva l'arte della boxe, sapeva nuotare e andare a cavallo ma anche perché la sua era diventata l