La fotografia nella propaganda fascista: tesina di maturità

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Tesina di maturità sul ruolo della fotografia nella propaganda fascista: percorso che documenta e informa sulla grande varietà dei mezzi di persuasione politica durante il ventennio fascista, in particolare l'uso della macchina fotografica come maggior strumento di propaganda fascista (16 pagine formato pdf)

LA FOTOGRAFIA NELLA PROPAGANDA FASCISTA: TESINA MATURITA'

La fotografia nella propaganda fascista.

1.1 La propaganda e l’Istituto Luce. Il fascismo fu una vera dittatura e volle pre-sentarsi come un grande spettacolo. Musso-lini ne fu il regista: di se stesso e del suo pubblico. Molto più del cinema, dell’arte figurativa o dell’architettura, la fotografia, al pari della parola, è stata il principale veicolo del consumo totalitario. Con essa l’immagine del duce di-venta personale, portatile, trasferibile, riproducibile e collezionabile.
Questo utilizzo massiccio della fotografia è stato finora sottovalutato, in genere, dagli studi sul fascismo, che si sono occupati molto di più del cinema, della radio e dei giornali. A poco a poco, l’immagine del duce si è radicata nel paesaggio urbano e nelle campagne, funzionando come un messaggio pubblicitario, prima di di-ventare propaganda prodotta in serie dalla macchina del consenso. Anche quando l’esito disastroso della seconda guerra mondiale minò il carisma di Mussolini, la fotografia sembrò rimanere l’unico suo contatto diretto con l’esperienza della realtà: fino all’adunata di piazzale Loreto, quando egli partecipò per l’ultima volta da protagonista sotto gli obiettivi dei fotografi accorsi in gran numero.

La propaganda fascista: tesina

LA FOTOGRAFIA NEL PERIODO FASCISTA TRA PROPAGANDA E CONSENSO

La propaganda costituì un importante elemento di diffusione e consenso del regime in Italia: essa si ramificava in una pluralità di strumen-ti, grazie ai quali si stava rivelando l’arma vincen-te anche per le altre dittature dell’epoca. Fu un complesso sistema che si avvaleva di efficaci me-todi per manipolare e controllare – se non comple-tamente, almeno in gran parte – il pensiero del popolo italiano, forgiandolo e disciplinandolo se-condo la propria dottrina.
Primo fra i regimi autoritari sorti dopo la prima guerra mondiale a defi-nirsi totalitario – e a cercare di diventarlo davvero, pur senza mai riuscirvi del tutto– il regime fascista italiano si caratterizzò per la strettissima identificazio-ne con la figura di un capo carismatico. Duce del fascismo e insieme capo del governo, Benito Mussolini si atteggiò a guida del suo popolo e restauratore della potenza italiana. Fondamentale nella costruzione del suo mito fu la riproposi-zione ossessiva della sua immagine, attraverso i manifesti, le foto, i notiziari ci-nematografici. Non meno im-portante fu il dialogo diretto con la folla, che Mussolini amava radunare nelle grandi occasioni, intrattenendola con discorsi impregnati di senso di gloria e di appartenenza a un’unica patria vincitrice. Il capo politico doveva avere la consapevolezza scientifica del-le regole che governavano i comportamenti delle masse per meglio poterle dominare. Proprio per questo, il potere delle parole era la dote migliore per un oratore politico come Mussolini, che riusciva tramite quelle a evocare sogni e ideali. La fotografia, che proprio nel corso del Ventennio si sviluppa sia sul piano della cultura tecnica che nella pratica sociale, si rivela lo strumento più adatto alla rappresentazione del fascismo.

La propaganda fascista tra le due guerre: tesina

ISTITUTO LUCE

Essa riuscì a esercitare un enorme controllo su quasi tutta la popolazione italiana: infatti, si rivelò essere lo strumento più idoneo alla rappresentazione che il fascismo volle offrire di sé. Il suo obiettivo fu quello di mostrare che ciò che era fotografato era comunque un prodotto concreto e reale e non una misti-ficata visione del mondo. Una volta riconosciuta come specchio della realtà, eb-be il compito di accrescere il consenso popolare, di aiutare a creare una sorta di pensiero unico, uguale per tutti e allo stesso tempo forte, in modo da resistere di fronte alle prime critiche; essa doveva diffondersi e propagarsi ovunque per permettere a Mussolini di controllare le masse: era proprio una persuasione politica, volta a eliminare ogni capacità critica e a stimolare la spontanea adesione agli ideali proclamati.