Nazismo e persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: riassunto

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Tesina di storia per la terza media sul Nazismo e la persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale (3 pagine formato doc)

PERSECUZIONE DEGLI EBREI

La persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

La Prima Guerra Mondiale si era conclusa con la vittoria della Francia, degli Stati Uniti e dell’Italia. Le nazioni sconfitte furono: l’Impero Austro-ungarico e la Germania; quest’ultima si trovava di fronte ad un periodo molto difficile e doveva pagare enormi riparazioni alle nazioni vincitrici.
Per questo nel 1923 la Germania si trovò investita da una forte ondata di disoccupazione. Questo generava sfiducia nella democrazia e nella popolazione cresceva la rabbia verso le nazioni vincitrici e la disperazione per il periodo difficile.
Ma tra il 1924 e il 1929 la situazione economica della Germania ricominciò a migliorare grazie ai prestiti americani.
Nel 1929 però ci fu il crollo della borsa di Wall Street che ebbe immediate ripercussioni anche in Europa, perché gli Stati Uniti bloccarono la concessione dei prestiti e la Germania, che più degli altri Paesi dipendeva da questi prestiti, ne risentì maggiormente.
Questa situazione favorì l’ascesa del nazismo o partito nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler.
I nazisti predicavano il riarmo e la militarizzazione della Germania.

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PERSECUZIONE DEGLI EBREI RIASSUNTO

Nelle elezioni del 1932 Hitler conquistò la maggioranza.
Nel Gennaio 1933 Hitler viene nominato cancelliere, cioè capo del governo.
In pochi mesi Hitler instaurò un regime dittatoriale ed eliminò ogni opposizione.
Divenuto capo assoluto della nazione Hitler poté facilmente attuare il suo programma, basato essenzialmente su due concetti:
• La superiorità della “razza ariana”, in particolare dei Tedeschi, che dovevano riunificarsi in un unico Reich, ed eliminare tutti gli elementi “nocivi” colpevoli di “contaminarli”;
• Il diritto a uno “spazio vitale” in Europa, cioè a recuperare i territori perduti con il Trattato di Versailles, a espandersi a est e a dominare il mondo intero.
Dopo circa un anno (15 settembre 1935) le leggi di Norimberga sancivano ufficialmente l’antisemitismo, cioè la discriminazione contro gli Ebrei: i diritti politici spettavano solo ai cittadini di sangue tedesco ed erano vietati o dichiarati nulli matrimoni tra Ebrei e Tedeschi.
Seguirono altre disposizioni, come quella che stabiliva quali nomi propri potessero ricevere i neonati ebrei e imponeva a tutti gli Ebrei che avevano un nome diverso da quelli dell’elenco di adottare il nome aggiuntivo di Israel o Sara.

Storia e persecuzione degli ebrei: riassunto

PERSECUZIONE DEGLI EBREI MOTIVO

Già in precedenza Hitler aveva usato la propaganda per diffondere ostilità contro gli Ebrei che vivevano in Germania (circa 500.000), definendoli appartenenti ad una “razza inferiore”, sulla base di presunte argomentazioni scientifiche, e accusandoli di complottare con i comunisti per impadronirsi del potere mondiale. Attraverso discorsi, articoli, manifesti o scritte ingiuriose sulle vetrine, la popolazione era spinta a non rivolgersi a medici, avvocati, insegnanti ebrei e non fare acquisti nei loro negozi.
Nel 1938 un giovane ebreo uccise a Parigi un diplomatico tedesco; questo fatto scatenò una serie di violenze antiebraiche in Germania: decine e decine furono gli Ebrei uccisi, migliaia quelli arrestati; vennero profanati i cimiteri, devastate le abitazioni e le sinagoghe.
Quell’episodio ha preso il nome dalle vetrine infrante dei negozi ed è ricordato come la “notte dei cristalli” (8-9 novembre 1938).
Il nazismo faceva largo uso dei nuovi strumenti (radio e cinema) per farsi propaganda.
Inoltre, si organizzavano sfilate e parate militari, adunate, feste, gite, manifestazioni sportive e rappresentazioni teatrali.

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In questo modo anche il tempo libero era gestito dal regime, che quindi occupava tutti gli ambiti della vita sociale.
Anche gli intellettuali furono posti sotto il rigido controllo del partito nazista: i libri di autori ebrei, socialisti o comunisti furono distrutti in grandi roghi pubblici; le opere d’arte considerate “degenerate” furono bandite dai musei. Scrittori, artisti, scienziati, direttori d’orchestra, professori universitari che non vollero piegarsi si rifugiarono all’estero. Tutti coloro che non riuscirono a fuggire, o non vollero, furono arrestati e deportati nei lager, campi di concentramento adibiti alla prigionia e al lavoro forzato.