L'allevamento del suino in Italia

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Descrizione dell'allevamento suino in Italia, descrizione delle tecniche di allevamento, descrizione delle classificazioni degli allevamenti suinicoli, descrizione dei ricoveri degli allevamenti suinicoli (6 pagine formato doc)

Allevamento suino

Introduzione

La causa per cui l'Italia non possiede un elevata vocazione per la zootecnia è per la scarsità di superfici destinabili alla produzione di alimenti zootecnici e per gli alti costi di produzione dei foraggi.
Per cui molti allevatori si sono indirizzati verso produzioni animali in grado di fornire rendimenti più elevati di quelli garantiti dai bovini, ed in particolare verso la suinicoltura e l'avicoltura.
Infatti, per produrre 1 kg di carne bovina occorrono fino a 10 UF, per 1 kg di carne suina ne occorrono 5 UF e nel caso dei polli ne servono soltanto 3 UF.

I consumatori si stanno orientando verso un consumo di carni magre cioè con una quantità di grasso visibile bassa sia nei prodotti freschi che nelle carni lavorate.

L'aumento della produzione di carne suina è una diretta conseguenza della crescente domanda operata dalle industrie di trasformazione (salumifici e prosciuttifici), per cui gli allevatori di suini si sono concentrati soprattutto nel nord Italia, dove è elevata la concentrazione delle industrie di lavorazione di prosciutto e dove sono presenti caseifici industriali, i cui sottoprodotti (siero) possono trovare collocazione nell'alimentazione dei suini. L'industria italiana degli insaccati è infatti riuscita a mantenere un importante ruolo sul mercato, nonostante sia tuttora gravata da una successiva frammentazione.

Il numero di allevamenti suini presenti in Italia è in fase di ridimensionamento e sembra offrire discreti margini di espansione, anche se devono essere superati i complessi di inferiorità nei confronti dei nostri partner comunitari, dovuti:

  1. ai maggiori costi dell'alimentazione;
  2. alla bassa fecondità delle scrofe, con conseguente aumento dei costi di produzione dei suinetti;
  3. alla modesta precocità dei soggetti quando si vogliono produrre suini leggerei;
  4. alla scarsa diffusione di strutture cooperative di commercializzazione, che hanno lasciato eccesso spazio alla intermediazione.
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