Crise e la peste: parafrasi

Appunto inviato da davideyo
/5

parafrasi del brano dell'Iliade "Crise e la peste" (1 pagine formato )

CRISE E LA PESTE: PARAFRASI

Crisi e la peste.

Chi fu tra gli dei colui che li spinse al litigio? Fu Apollo, figlio di Leto e di Zeus: adiratosi contro Agamennone, scatenò la peste sull’esercito Acheo che fece morire molte persone, poiché il figlio di Atreo non aveva fatto onore a Crise, sacerdote di Apollo; Crise giunse alle navi degli Achei in veste di sacerdote per riavere la figlia in cambio di oro, pregando gli Achei e soprattutto Agamennone e Menelao, i re degli Achei: “Atridi e Achei,  che siete forti in battaglia, vi permettano gli dei dell’Olimpo di abbattere Troia e di tornare felici in patria, ma ridatemi mia figlia accettando il riscatto, onorando così Apollo, figlio di Zeus”.

Crise e Agamennone: parafrasi


PARAFRASI CRISE E AGAMENNONE

Allora tutti gli Achei dissero di rispettare il sacerdote e di accettare il riscatto, ma Agamennone non era d’accordo e lo scaccia in malo modo dicendogli: “Vecchio, che io non ti veda più presso le nostre navi ne ora ne dopo: non ti sarebbero d’aiuto né il riscatto né la benda del dio. Criseide non la libero, dovrà prima invecchiare in casa mia ad Argo, lontana dalla patria, intenta nel telaio e pronta nel mio letto.

Vattene, non mi irritare e vedi di tornare sano”.
Così Agamennone disse e il vecchio ebbe paura e se ne andò, avviandosi lungo la riva del mare e pregando Apollo, figlio di Leto dagli splendidi capelli: “Ascoltami, dio dall’arco argentato, che proteggi Crisa e Cilla e regni su Tenedo, Sminteo e se mai ho eretto per te un tempio, se mai ho bruciato delle cosce di tori o di capre in tuo onore, esaudisci questa preghiera: fai che i Danai paghino per questo affronto fatto a me!”.

La peste nel campo greco: parafrasi del brano dell'Iliade


PARAFRASI CRISE PREGA APOLLO

Così pregava; Febo Apollo lo ascoltà e arrabbiato scese dall’Olimpo, portando con se l’arco e la faretra; le frecce tintinnavano sulle spalle mentre si muoveva; scendeva come la notte. Si fermò a distanza dalle navi e lanciò una freccia: il sibilo dell’arco d’argento fu sinistro. All’inizio colpiva i muli e i cani, ma poi, come se su di loro stessi scagliando un dardo appuntito, li bersagliava senza tregua, mentre bruciavano i roghi dei morti.