De Bello Gallico: traduzione Libro 1 e 6

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Traduzione del Libro 1.1 e Libro 6; 13-15 del De Bello Gallico di Giulio Cesare (2 pagine formato doc)

DE BELLO GALLICO: TRADUZIONE LIBRO 1.1

De Bello Gallico di Cesare.

De Bello Gallico I, 1: Una mappa della Gallia. 1) La Gallia nel complesso è divisa in tre parti, delle quali una è abitata dai Belgi, l’altra dagli Aquilani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano celti, nella nostra galli.
Tutti questi differiscono tra loro per lingua, istituzioni, leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquilani, il Marna e la Senna dai Belgi. Di tutti questi i più forti sono i Belgi per il fatto che sono di gran lunga i più lontani dalla vita civilizzata della provincia e assai di rado arrivano presso di loro dei mercanti e (quasi mai) importano quei prodotti che rendono effeminati gli animi e sono i più vicini ai Germani che abitano di là dal Reno, e con i quali combattono ininterrottamente. Per questo motivo anche gli Elvezi superano i rimanenti Galli in quanto a virtù, poiché combattono contro i Germani in battaglie quasi quotidiane, quando o li tengono lontani dal proprio territorio o portano essi stessi la guerra nel loro territorio.
Una parte di quel territorio che si è detto essere occupata dai galli prende inizio dal fiume Rodano, è delimitata dal fiume Garonna, dall’Oceano e dai territori dei Belgi, raggiunge anche il Reno, dal lato dei Sequani e degli Elvezi, è rivolta a settentrione.
I territori dei Belgi iniziano dalle regioni più lontane della Gallia, si estendono verso la parte inferiore del fiume Reno, voltano verso settentrione e oriente. L’Aquitania si estende dal fiume Garonna ai monti Pirenei, e a quella parte dell’oceano che tocca la Spagna; guarda verso occidente e settentrione.

De Bello Gallico e De bello civili di Cesare: commento

DE BELLO GALLICO: TRADUZIONE LIBRO 6; 13-15

De Bello gallico Libro 6, 13-15: Druidi e cavalieri. 13) In tutta la Gallia vi sono due classi di persone che sono tenute in qualche considerazione e onore. Infatti il popolo, che non osa nulla da solo, non è ammesso in nessuna assemblea, è considerato alla stregua di servi. La maggior parte quando sono oppressi o dai debiti o dalla gravosità dei tributi o dai soprusi dei potenti, si consegnano in servitù. I nobili hanno nei loro riguardi gli stessi diritti che i padroni hanno sui servi. Ma di queste due classi una è quella dei druidi, l’altra dei cavalieri. Essi partecipano alle cerimonie religiose, amministrano i sacrifici pubblici e privati, interpretano gli oracoli. Un grande numero di giovani accorre da questi per farsi istruire e godono di grande onore. Infatti decidono di quasi tutte le dispute pubbliche o private, e se viene commesso qualche delitto, se viene fatta una strage, se vi è una discussione sull’eredità, sui territori, allo stesso modo giudicano, stabiliscono i premi e le pene. Se qualcuno, o privato o in funzione pubblica, non si attiene alle loro decisioni, li escludono dai sacrifici.