de bello civili, capitolo 3 libro 1

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traduzione letterale con analisi morfosintattica. (1 pagine formato doc)

III III Misso ad vesperum senatu,omnes qui sunt ordinis eius (genit.sing.maschile di appartenenza)evocantur(e+voco idea di moto da luogo,uscita) a Pompeio(d'agente a+abl).
Pompeius laudat promptos atque confirmat in posterum ,castigat atque incitat seniores(comparativo assoluto,caso accus.plur.maschile). Multi undique ex veteribus Pompei evocantur exercitibus spe praemiorum atque ordinum arcessuntur, multi ex duabus legionibus, quae sunt traditae a Caesare,. urbs Completur eius commilitonibus,(ablat.di abbondanza che dipendono da completur) tribunis, centurionibus, evocatis. Omnes amici consulum, necessarii Pompei atque eorum, qui gerebant veteres inimicitias cum Caesare, coguntur in senatum; quorum vocibus et concursu terrentur infirmiores, confirmantur dubii, plerisque vero eripitur potestas decernendi libere.
L. Piso censor item L. Roscius praetor pollicetur sese iturum ad Caesarem, , qui doceant(relativa con valore finale) eum de his rebus: sex dies spatii postulant ad conficiendam eam rem. ab nonnullis etiam dicuntur sententiae, ut mittantur(completava volitiva) legati ad Caesarem, qui proponant ei voluntatem senatus . Dopo aver congedato verso sera il senato, tutti quelli che sono di quell'ordine/del suo ordine(senatorio)sono richiamati da Pompeo fuori della città. Pompeo loda i disponibili e li incoraggia per il futuro, rimprovera e sprona quelli più pigri. Molti tra i veterani di Pompeo sono richiamati in servizio da ogni parte con la speranza di premi e di promozioni, molti (soldati) sono richiamati dalle due legioni consegnate da Cesare. Dopo averli chiamati,la città si riempie dei suoi commilitoni, dei suoi tribuni, dei suoi centurioni,. Tutti gli amici dei consoli, i clienti di Pompeo e coloro che avevano vecchi rancori verso Cesare vengono radunati nel senato; le loro grida e il loro accorrere in massa atterriscono i più deboli, rassicurano gli incerti; ai più veramente è sottratto il potere di deliberare liberamente. Il censore L. Pisone, e parimenti il pretore L. Roscio, si dichiarano disponibili ad andare da Cesare, per metterlo al corrente di questi avvenimenti; chiedono sei giorni di tempo per portare a termine la missione. Da alcuni viene anche proposto di inviare ambasciatori a Cesare, che gli espongano il volere del senato.