Lisia: "Per l’uccisione di Eratostene"

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Traduzione dei paragrafi dal 9 al 20 di Lisia: "Per l’uccisione di Eratostene" (2 pagine formato doc)

LISIA: “PER L'UCCISIONE DI ERATOSTENE” LISIA: “PER L'UCCISIONE DI ERATOSTENE” 9 Per prima cosa dunque, o giudici, ( bisogna infatti che anche queste cose a voi racconti) io ho una casetta a due piani, che ha gli ambienti superiori simmetrici a quelli di sotto per le donne e per gli uomini.
Quando era nato a noi un figlio, la madre lo allattava; affinché non corresse pericolo ogni volta che bisognasse lavarlo, mentre scendeva per le scale, io prendevo ad abitare su, le donne giù. 10 E la cosa era diventata ormai così abituale, che spesso la donna andava giù per riposare accanto al bambino, per dargli il latte e per non farlo strillare. E così andò avanti per molto tempo, e io mai una volta ebbi sospetto.
Ma mi comportavo così scioccamente, che credevo essere la mia donna la più saggia di tutte quelle nella città. 11 Poi, col passare del tempo, o uomini, tornavo inaspettatamente dalla campagna, dopo cena il bimbo strillava e non si chetava di proposito tormentato dalla serva, per fare queste cose: infatti l'uomo era dentro; dopo infatti venni a sapere tutto. 12 Ed io esortavo la donna a distaccarsi (da me) e a dare il latte al bambino affinché smettesse di piangere. Quella dapprima non voleva, come se potesse essere lieta di avermi visto quando giungevo dopo un certo tempo; dopo io mi irritavo e le ordinavo di andarsene, “sì, affinché tu tenti qui la servetta “ disse “anche prima d'ora mentre eri ubriaco tentavi di darle fastidio”. 13 Ed io ridevo, ma quella essendosi alzandosi ed uscendo chiude la porta, facendo finta di scherzare, e si porta via la chiave. Ed io né pensando né sospettando di queste cose dormivo contento, ritornando dalla campagna. Sul far del giorno, quella giunse e riaprì la porta. 14 Domandando io perché le porte avessero cigolato di notte, mi raccontò che si era spenta la lucerna al capezzale del bambino, e che quindi se l'era fatta riaccendere dai vicini. Io non replicai e ritenni che le cose stessero così. Mi sembrò, o giudici, che avesse il viso imbellettato pur essendole morto da non ancora trenta giorni il fratello; tuttavia neppure così nulla sulla cosa avendo detto, me ne andai in silenzio. 15 Dopo queste cose, o giudici, passato frattanto del tempo ed essendo io molto lontano dal conoscere i miei mali, si avvicina a me una vecchia, mandata di nascosto da una donna che quello era solito sedurre, come io seppi più tardi; quella adirata e convinta di ricevere oltraggio, perché non più come andava a visitarla, l'aveva fatto pedinare finché non era venuta a sapere quale era la causa. 16 Dunque essendosi avvicinata a me la vecchia aspettando presso la mia casa, “Eufileto” disse ”non credere che io sia una che si impiccia degli affari altrui: infatti l'uomo che disonora te e tua moglie è per caso nostro comune nemico. Qualora dunque tu prenda l'ancella che va al mercato e che vi serve e (qualora) tu la metta alle strette, sarai informato di tutto”. &ldqu