Traduzione delle Storie di Erodoto: versi 207-224

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Traduzione della seconda parte delle Storie di Erodoto: dal verso 207 al 224 (4 pagine formato doc)

STORIE DI ERODOTO: TRADUZIONE VERSO 207

Storie di Erodoto: verso 207.

207) Essi dunque pensavano di fare così. Ma i Greci alle Termopili, dopo l'arrivo del Persiano nei pressi del valico, ebbero paura e discutevano di una eventuale ritirata. Gli altri Peloponnesiaci erano del parere di tornare nel Peloponneso e di presidiare l'Istmo; invece Leonida, visto lo sdegno di Focesi e Locresi per questo parere, decise di restare lì e di inviare messaggeri nelle città a chiedere aiuti, giacché erano pochi per respingere l'esercito dei Medi.

208) Mentre essi si consigliavano così sul da farsi, Serse mandò un cavaliere  in esplorazione a spiare quanti fossero e cosa stessero facendo; ancora in
Tessaglia aveva saputo che lì si era radunato un piccolo esercito e che a comandarlo erano gli Spartani con Leonida, della stirpe di Eracle. Il cavaliere,
 avvicinatosi all'accampamento, poté spiare e osservare tutto tranne l'esercito:  infatti non era possibile scorgere i soldati appostati al di là del muro che avevano eretto e presidiavano; osservò quelli di fuori, le cui armi giacevano davanti al muro.

Lì in quel momento erano schierati per caso gli Spartani. E li vide intenti in parte a compiere esercizi fisici in parte a pettinarsi le chiome; stupefatto, li guardava e li contava. Memorizzato per bene ogni particolare, tornò indietro indisturbato: nessuno lo inseguì, incontrò l'indifferenza generale; tornato al suo campo, riferì a Serse tutto ciò che aveva veduto.

Storie di Erodoto: traduzione Libro I

ERODOTO: BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

Storie di Erodoto: verso 209. 209) Serse, ascoltandolo, non riusciva a capire la realtà, e cioè che gli Spartani si preparavano a morire e a uccidere secondo le proprie forze; poiché anzi gli parevano intenti ad attività ridicole, mandò a chiamare Demarato, figlio di Aristone, che si trovava nell'accampamento. Quando fu da lui, Serse lo interrogò su ciascun particolare, desideroso di sapere cosa stessero combinando gli Spartani. E Demarato rispose: "Già mi hai sentito parlare di questa gente, quando eravamo in partenza per la Grecia: ma poi, dopo avermi ascoltato, ridevi di me, che esprimevo il mio parere sull'esito di questa spedizione. Sovrano, per me è una vera impresa praticare la verità di fronte a te. Ascoltami, dunque, anche ora. Questi uomini sono venuti a combattere contro di noi per il passo e ci si stanno preparando. Hanno infatti una regola che vuole così: allorquando si apprestino a mettere a rischio la propria vita si ornano la testa. Sappilo: se piegherai costoro e quelli rimasti a Sparta, non c'è altro popolo al mondo che ti contrasterà opponendosi a te con le armi; ora, in effetti, stai attaccando il regno più bello esistente fra i Greci, gli uomini più valorosi". Serse trovò tale discorso assai poco degno di fede e si rivolse a Demarato una seconda volta
chiedendogli come avrebbero fatto gli Spartani a combattere in così pochi contro il suo esercito. E Demarato rispose: "Mio re, trattami pure da mentitore, se le cose non andranno come sostengo".

STORIE DI ERODOTO: TRADUZIONE VERSO 210

210) Con queste parole non lo convinse. Serse, pertanto, lasciò passare quattro giorni, sempre sperando che i Greci si ritirassero. Il quinto giorno, poiché non se ne andavano e anzi la loro permanenza gli pareva un atto di insolenza e di follia, Serse, infuriato, mandò contro di loro Medi e Cissi, con l'ordine di farli prigionieri e di condurli al suo cospetto. I Medi si gettarono contro i Greci; molti di essi caddero ma altri subentravano, e non indietreggiavano, benché subissero perdite gravi. Resero chiaro a chiunque, e per primo al re, che c'erano sì tanti uomini, ma pochi veri combattenti. La battaglia durò una giornata.