Traduzione "Oliver wants some more"

Appunto inviato da marcomarinomarcomarino
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Traduzione del brano nominato sui libri "Oliver wants some more" (1 pagine formato doc)

La stanza in cui i ragazzi venivano sfamati, era un’ ampia camera di pietra, con un paiolo di rame su di un suo lato: da cui il capo, vestito con un grembiule per il proposito, e assistito da una o due donne, scodellava la farinata ad ora di pranzo.
Di questa gioiosa composizione ogni ragazzo ne aveva una scodella, e non di più – eccetto in occasioni di grande esultanza pubblica, quando luine ebbe due once un quarto di pane come contorno. Le scodelle, non volevano mai lavarle. I ragazzi le ripulivano con i loro cucchiai fino a farle risplendere di nuovo; e quando avevano terminato quest’operazione (che non richiedeva mai molto tempo, essendo i cucchiai grandi quasi come le scodelle), erano soliti sedersi vicino al calderone, con occhi così bramosi, come se avessero potuto divorare i mattoni con cui era fatto; occupati, nel frattempo, nel leccarsi le dita assiduamente, cercando di raggiungere ogni possibile goccia di farinata caduta sulle loro dita. I ragazzi di solito avevano molto appetito.
Oliver Twist e i suoi compagni soffrirono le torture di una lenta inedia per tre mesi: alla fine divennero così voraci ed iracondi, che un ragazzo, alto per la sua età e poco abituato a cose di questo genere (poiché suo padre possedeva una piccola trattoria), accennò cupamente ai suoi compagni, che se non avesse ricevuto un’ altra coppa di farinata per giorno, temeva che una notte avrebbe potuto mangiare il ragazzo che gli dormiva accanto, se egli fosse stato un debole ragazzo di giovane età. Aveva degli occhi selvaggi ed affamati; e loro implicitamente gli cedettero. Era stato dato un consiglio; fu tirato a sorte chi sarebbe dovuto andare dal capo dopo la zuppa quella sera, e chiederne ancora; e fu Oliver Twist. La sera arrivò; i ragazzi presero i loro posti. Il capo, nella sua uniforme da cuoco, era vicino al paiolo; i suoi poveri assistenti si schierarono dietro di lui; la farinata fu servita; ed una lunga preghiera di ringraziamento fu recitata per le scarse razioni di cibo. La farinata scomparì; i ragazzi sussurrarono tra loro e ammiccarono ad Oliver; mentre i suoi vicini gli diedero una gomitata. Bambino com’era, era disperato, affamato ed imprudente con miseria. Si alzò dal tavolo; e avanzando verso il capo, con ciotola e cucchiaio in mano, disse, un po’ disturbato nella sua audacia: “Per favore, signore, ne vorrei ancora.”