Sallustio, Bellum Iugurthinum, 4

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Versione di Sallustio con note stilistiche e di analisi del testo. (2 pagine formato doc)

8 Gennaio 2007 8 Gennaio 2007 Sallustio, estratto dal Bellum Iugurthinum Del resto, fra le altre attività intellettuali, di particolare utilità è la rievocazione delle imprese passate.
E penso di non dovermi soffermare (praetereundum è un gerundivo) sulla sua (cuius è nesso relativo) importanza (de virtute è c. d'argomento), dato che già molti ne hanno parlato (dixere = dixerunt, arcaismo), affinché (ne introduce una finale) nessuno (quis è pronome indefinito) creda (existumet = existimet, arcaismo) che proprio io mi metta ad esaltare la mia fatica attraverso lodi (laudando è ablativo strumentale del gerundio), per vanità. Eppure non mancheranno (fore = futurum esse), credo, coloro (qui… imponant, ii sottointeso) che chiameranno ozio (inertiae è genitivo oggettivo) un'occupazione tanto nobile e importante, dal momento che ho deciso (quia decrevi) di vivere lontano dalla politica; certamente a queste persone sembrano (videtur è costruito personalmente) attività estremamente importanti rivolgere saluti alla plebe e ingraziarsela con banchetti.
Ma se costoro (Qui è nesso relativo) considereranno (si introduce una sub. condiz.) in quali tempi (quibus, quales e quae introducono delle interr. indir.) ho raggiunto le cariche, quali uomini non riuscirono ad ottenerle e che razza di gente mise poi piede in Senato, certamente riconosceranno che ho cambiato il mio modo di pensare a ragion veduta più che (quam ha valore comparativo) per viltà e che questo mio ozio gioverà (venturum è l'infinito futuro di un'oggettiva, esse sottointeso) alla repubblica più dell'affaccendarsi (come sopra) di altri. Infatti io ho sentito spesso dire (audivi dicere… solitos [esse]) che Quinto Massimo, Publio Scipione e altri eminenti personaggi della nostra città, osservando (cum ha valore temporal-causale) i ritratti degli antenati, erano soliti entusiasmarsi parecchio nel loro animo per la virtù. Certo né quella cera né quelle fattezze celavano in sé tanta forza (vim è accusativo di vis, roboris), ma era il ricordo delle antiche gesta che teneva desta tale fiamma nel cuore di quegli egregi uomini e non permetteva che si spegnesse prima che il loro valore avesse eguagliato la fama e la gloria dei loro antenati. Ma al contrario, chi c'è fra tutti che gareggi con i suoi antenati non per ricchezza e lusso, ma per onestà e operosità? Anche gli “uomini nuovi”, che prima erano soliti superare i nobili in virtù, ormai si aprono la strada alle cariche militari e civili più con intrighi e con aperte rapine che con mezzi onesti: quasi che la pretura, il consolato e tutte le altre cariche di questo tipo siano nobili ed eccellenti di per sé e non vengano invece giudicate secondo i meriti di coloro che le ricoprono. Testo originale: Ceterum ex aliis negotiis, quae ingenio exercentur, in primis magno usui est memoria rerum gestarum. Cuius de virtute quia multi dixere, praetereundum puto, simul ne per insolentiam quis existimet memet studium meum laudando extollere.