Versioni Sallustio

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Alcune versioni di Sallustio: Il Buon Tempo Antico, Parte del Bellum Iugurthinum e del Discorso di Mario (1 pagine formato doc)

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419 n.1 “Il Buon Tempo Antico” - Sallustio In pace e in guerra erano rispettati i buoni costumi, la concordia era grandissima e l'avidità minima; il diritto e la morale valevano presso di loro non tanto con le leggi ma con l'inclinazione naturale. Sfogano i litigi, le discordie e i rancori con i nemici; i cittadini lottavano con i cittadini in virtù. Nei sacrifici agli Dei erano generosi, in casa parsimoniosi, fedeli con gli amici. Con queste due qualità, l'audacia in guerra, l'equità in pace, reggevano se stessi e lo Stato. Di ciò ho queste due prove convincenti: in guerra punivano più severamente coloro che combattevano il nemico senza averne ricevuto l'ordine, o richiamati indietro avevano tardato a uscire dalla battaglia, piuttosto che i disertori o i battuti che avevano lasciato il posto; invece in pace esercitavano il comando più con la bontà che con il timore, e ricevuta un'offesa preferivano perdonare che punire. P.
422 n.6 “Giugurta attacca apertamente Aderbale” - Sallustio Dopo che, spartito il regno, i legati lasciarono l'Africa, Giugurta, vedendosi premiato, a dispetto di ogni timore, per il suo diletto, ebbe la certezza che a Roma tutto era corruttibile, come aveva sentito dire dai suoi amici a Numanzia; acceso poi anche dalle promesse di quelli che aveva poco prima coperto di doni, rivolse le sue mire al regno di Aderbale. Egli era inquieto, battagliero, mentre l'altro, che egli voleva assalire, era tranquillo, imbelle, di carattere mite, facile vittima della prepotenza, timoroso più che temibile. All'improvviso, quindi, ne invade il paese con forze consistenti, cattura molti uomini, si impadronisce di bestiame e di altro bottino, incendia case, fa incursioni in molti territori con la cavalleria. P. 423 n. 9.1 Dal discorso di Mario Ora, Quiriti, mettete a confronto me, uomo nuovo, con la superbia di questa gente. Ciò che costoro sono soliti udire o leggere, io in parte l'ho visto con i miei occhi, in parte l'ho fatto personalmente; cio che essi hanno imparato sui libro, io l'ho imparato con il servizio effettivo. Ora giudicate voi se valgono più i fatti o le parole. Essi disprezzano la mia umile origine, io la loro inettitudine. A me si può rinfacciare la mia condizione, a loro una condotta disonorevole. Io ritengo che la natura sia unica e comune a tutti: è il valore che crea la vera nobiltà. Se si potesse chiedere al padre di Albino o di Bestia se preferirebbero avere generato me o loro, che cosa pensate che risponderebbero se non che avrebbero voluto per figli i più valorosi. Se poi credono di avere il diritto di disprezzarmi, faccano altrettanto con i loro antenati, che, come della mia rettitudine, dei pericoli che ho affrontato, perché solo grazie a questi ho ottenuto il consolato. Invece, uomini guastati dalla superbia, vivono come se disprezzassero le cariche che voi conferite e poi ve le chiedono, come se fossero vissuti onestamente.