Caligola: libro IV "Vita dei Cesari" di Svetonio

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Traduzione integrale di tutto il IV libro della "vita dei Cesari" di Svetonio. Si parla di Caligola che fu console quattro volte. (12 pagine formato doc)

1 Germanico, padre di C MELE Fabrizio 5°G 22/04/05 TRADUZIONE DI “CALIGOLA”- LIBRO IV della VITA DEI CESARI, SVETONIO 1 Germanico, padre di C.
Cesare figlio di Druso e di Antonia la minore, adottato da suo zio Tiberio, esercitò la questura cinque anni prima dell'età legale e il consolato subito dopo; inviato quindi alle armate di Germania, poiché tutte le legioni, che alla notizia della morte di Augusto rifiutavano ostinatamente di aver Tiberio come capo supremo, offrivano a lui il potere sovrano, egli riuscì a frenarle, dando prova di una pietà filiale e di una forza d'animo di cui è incerto quale fu la più grande. Sconfitto in seguito completamente il nemico, ebbe l'onore del trionfo.
Nominato console più tardi per la seconda volta, prima di entrare in carica, fu mandato via da Roma con la missione di pacificare l'Oriente, quindi, dopo aver definitivamente sconfitto il re dell'Armenia, ridusse la Cappadocia allo stato di provincia. Morì ad Antiochia all'età di trentaquattro anni, dopo una lunga malattia, non senza che si sospettasse un avvelenamento. Infatti, a parte le macchie disseminate in tutto il corpo e la bava che colava dalla bocca, anche il suo cuore, dopo la cremazione, tu ritrovato intatto tra le ossa: si crede che quest'organo possa per natura resistere al fuoco quando è impregnato di veleno. 2 D'altra parte si pensò che fosse morto per opera di Tiberio, che fece compiere il crimine da Cn. Pisone che, collocato proprio in quell'epoca al comando della Siria, non nascondeva affatto di essere nella necessità assoluta di dispiacere o al padre o al figlio, e investì Germanico, anche quando era malato, con i più crudeli oltraggi di parole e di azioni, senza nessun riguardo. Per questi motivi, quando torno a Roma, quasi venne linciato dal popolo e fu condannato a morte dal Senato. 3 È certo che Germanico riuniva, ad un grado che nessuno mai raggiunse, tutte le qualità di corpo e di spirito: una bellezza e un valore senza paragoni, doti superiori dal punto di vista dell'eloquenza e della cultura, sia greche, sia latine, una bontà straordinaria, il più vivo desiderio e la decisione meravigliosa di conciliarsi la simpatia e meritarsi l'affetto degli uomini. La magrezza delle sue gambe non era in armonia con la sua bellezza, ma a poco a poco anche loro si irrobustirono, grazie alla sua abitudine di montare a cavallo dopo il pasto. Spesso uccise qualche nemico in combattimento a corpo a corpo. Sostenne cause giuridiche anche dopo il suo trionfo e tra gli altri frutti dei suoi studi lasciò perfino alcune commedie greche. Semplice e democratico, sia nella vita pubblica, sia in quella privata, entrava senza littori nelle città libere e alleate. Dovunque sapeva di trovare tombe di uomini illustri, portava offerte funebri agli dei Mani. Quando volle far seppellire in un unico sepolcro gli antichi resti dispersi dei soldati morti nel disastro di Varo fu il primo a raccoglierli e a trasportarli con le sue mani. Anche nei confronti dei suo