Il console Emilio Paulo muore a Canne, Livio

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Il console Emilio Paolo muore a Canne - Livio Il console Emilio Paolo muore a Canne - Livio Livio attribuisce l'intera responsabilità del disastro di Canne (216 a.C.) al console plebeo Varrone, mettendo in luce l'innocenza dell'altro console, Emilio Paolo, che, a differenza del collega, cadde sul campo.
Ecco il racconto della sua morte. Cn. Lentulus tribunus militum, cum praetervehens equo sedentem in saxo cruore oppletum consulem vidisset, "L. Aemili" inquit, "quem unum insontem culpae cladis hodiernae dei respicere debent, cape hunc equum, dum et tibi virium aliquid superest et comes ego te tollere possum ac protegere. Ne funestam hanc pugnam morte consulis feceris: etiam sine hoc lacrimarum satis luctusque est." Ad ea consul: "Tu quidem, Cn.
Corneli, macte virtute esto; sed cave, frustra miserando, exiguum tempus e manibus hostium evadendi absumas. Abi, nuntia publice patribus urbem Romanam muniant ac priusquam victor hostis adveniat praesidiis firment; privatim Q. Fabio L. Aemilium praeceptorum eius memorem et vixisse adhuc et mori. Patere me in hac strage militum meorum exspirare, ne aut reus iterum e consulatu sim aut accusator collegae exsistam ut alieno crimine innocentiam meam protegam." Haec eos agentes prius turba fugientium civium, deinde hostes oppressere; consulem, ignorantes quis esset, obruere telis, Lentulum in tumultu abripuit equus. Livio, Ab urbe condita 22. 49. 6-13 Il tribuno militare Gneo Lentulo, poiché, passando a cavallo, aveva visto il console seduto su un masso, coperto di sangue, (gli) disse: "Lucio Emilio, l'unico che gli dèi devono considerare1 innocente della colpa della disfatta odierna, prendi questo cavallo, finché ti rimangono2 un po'di forze e (finché) io posso, (come) compagno, sostenerti e proteggerti. Non rendere questa battaglia funesta con la morte di un console: anche senza questo ci sono (già) abbastanza lacrime e lutti3." A quelle (parole) il console (rispose): "Davvero, Gneo Cornelio, onore a te per il (tuo) valore; ma non sprecare, commiserando(mi) invano, il pochissimo tempo (che hai) per4 sfuggire dalle mani dei nemici. Va', annuncia pubblicamente ai senatori che fortifichino la città di Roma, e, prima che il nemico vincitore arrivi, (la) rafforzino con presidii; in privato, (riferisci) a Quinto Fabio che Lucio Emilio è vissuto finora, e muore, memore dei suoi insegnamenti. Lascia che io muoia in questa strage dei miei soldati, per evitare che o sia nuovamente accusato una volta scaduto il consolato5, o diventi accusatore del (mio) collega (= Terenzio Varrone) per proteggere la mia innocenza incolpando un altro6." Mentre essi così parlavano, furono travolti prima dalla folla dei concittadini in fuga, poi dai nemici7; (questi ultimi) seppellirono di dardi il console, non sapendo chi fosse, (mentre) Lentulo, nella confusione, fu trascinato via dal (suo) cavallo8.