De bello Gallico, VI, versioni 11-20

Appunto inviato da niello14
/5

Dieci versioni con traduzione del sesto libro del "De bello Gallico" riguardanti i Galli e la loro cultura, con allegato anche una piccola introduzione. (5 pagine formato doc)

Nel presentare la società dei Galli, la cui descrizione occupa i capitoli 11-20 del libro VI, Cesare rivolge il suo interesse soprattutto alle strutture socio-politiche, ai rapporti familiari e alle pratiche religiose. Il quadro che viene a delinearsi è quello di una società molto frazionata, incapace di superare il particolarismo che la contraddistingue e di raggiungere un’unità politica. Alla base dell’organizzazione sociale vi è una struttura di tipo tribale, costituita dall’aggregazione di gruppi familiari.
Per designare tale struttura Cesare usa il termine latino pagus, che a Roma indicava il villaggio di campagna. L’unione di diversi pagi forma una civitas, cioè una comunità più vasta, un vero e proprio piccolo Stato, in cui il potere è gestito dai nobili e dai sacerdoti, mentre il resto della popolazione non ha alcuna importanza. L’uso di vocaboli latini per designare le strutture sociali dei Galli testimonia che Cesare ha sempre la mente rivolta all’organizzazione della società romana, con la quale stabilisce un implicito paragone, anche se non giunge mai ad un confronto diretto..