De finibus bonorum et malorum di Cicerone: traduzione

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Traduzione in italiano del Libro 1, capitolo 9 e Libro 2, capitolo 34 del De finibus bonorum et malorum di Cicerone (2 pagine formato doc)

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE LIBRO 1

De finibus bonorum et malorum, Cicerone.

Libro I.
Capitolo 9. Allora cominciò a parlare. Per prima cosa, disse, farò nel modo in cui piace al fondatore stesso di questa disciplina, chiarirò che cosa e di che genere sia la cosa della quale ci occupiamo, non perché io ritenga che voi lo ignoriate ma affinchè il discorso si sviluppi secondo un principio e un percorso. Ricerchiamo in effetti che cosa sia il più grande e l’ultimo dei beni, il quale, secondo il parere di tutti i filosofi, deve essere fatto in modo tale che sia necessario che tutte le cose siano riferite a quello e che però non sia mai necessario riferire lui (a qualcosa). Epicuro identificò ciò nel piacere, il quale ritiene che sia il sommo bene e che il sommo male sia il dolore e ha stabilito di insegnare ciò in questo modo: ogni essere umano, non appena sia nato, desidera il piacere e gode di quello come del massimo bene, d'altronde il dolore viene rifiutato come il massimo male e quanto può lo scaccia da sé e fa ciò non perché deviato dalla retta via, mentre (perchè) la stessa natura esprime giudizi in maniera corretta e continua. Perciò Epicuro dice che non c’è bisogno né di un ragionamento, né di una discussione, per quale motivo il piacere debba essere ricercato e il dolore debba essere fuggito.

Cicerone: opere filosofiche e poetica

FINIBUS BONORUM ET MALORUM CICERONE, TRADUZIONE

De finibus bonorum et malorum. Egli ritiene che queste cose siano avvertite con i sensi come è sentito dai corpi che il fuoco scalda, che la neve è bianca e che il miele è dolce, ritiene che non i sia nessun bisogno di argomentare nessuna di queste cose. Egli ritiene che ci sia una bella differenza tra il tema generale e la conclusione di un ragionamento e anche tra la semplice percezione e il fare presente (la segnalzione). Con l’una delle due cose sono rivelate alcune cose nascoste e quasi misteriose, con l’altra sono oggetto di riflessione cose evidenti e chiare. D'altronde siccome una volta che siano stati tolti dall’uomo i sensi, non c’è niente di rimanente, perciò è necessario che sia discusso dalla natura stessa che cosa è secondo natura e cosa è contro natura. Lei stesso che cosa percepisce o cosa giudica, in quale modo cerca o evita qualcosa apparte il piacere e il dolore? Ci sono di quelli fra noi che vogliono discutere queste questioni più minuziosamente e affermano che non sia sufficiente che sia giudicato attraverso il senso  cosa sia bene e cosa sia male, ma che è possibile che sia capito anche attraverso lo spirito e il pensiero, sia che lo stesso piacere deve essere ricercato per se stessi sia che venga evitato per se stessi. Perciò dicono che nei nostri animi c’è un criterio quasi naturale e congenito tale che (affinchè) percepiamo che una cosa è da ricercare, e l’altra è da rifiutare. Altri invece, con i quali io sono d’accordo, dal momento che dai filosofi sono dette molte cose, non ritengono che sia legittimo che noi ci affidiamo con troppa convinzione alla dottrina per il fatto che il piacere deve essere catalogato tra i beni e il dolore debba essere catalogato tra i mali, ma ritengono che si debba argomentare, discutere accuratamente e discettare a proposito del piacere e del dolore, dopo che ne sono stati accuratamente cercati i criteri.

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE LIBRO 2

Cicerone, De finibus bonorum et malorum: Libro II, Capitolo 34 - Ma allora noi, poiché tutte le cose si trovano nel piacere, siamo superati molto e di gran lunga dagli animali, per i quali, anche se non fanno alcuna fatica, la terra stessa produce da se cibi vari e abbondanti, per noi invece sono a stento o neppure a stento sufficienti anche se ci diamo un gran daffare. Ma neppure così in alcun modo può sembrarmi che il sommo bene degli animali sia lo stesso degli uomini. A che scopo infatti è necessaria una attrezzatura tale nello sviluppare le più nobili arti? A che scopo sono necessari una tale affluenza di rispettabilissime ricerche, un tale incontro di virtù, se queste cose sono ricercate per nessun’altra finalità se non per il piacere?