De rerum natura, Libro II; Lucrezio

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Traduzione completa in versi del libro II diLucrezio (21 pagine formato doc)

1 È dolce, mentre nel grande mare i venti sconvolgono le acque, guardare dalla terra la grande fatica di un altro; non perché il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere, ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune.
Dolce è anche contemplare grandi contese di guerra apprestate nei campi senza che tu partecipi al pericolo. Ma nulla è più piacevole che star saldo sulle serene regioni elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti, donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri, e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura, la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà, adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere. misere menti degli uomini, o petti ciechi! In che tenebre di vita e tra quanto grandi pericoli si consuma questa esistenza, quale che sia! E come non vedere che nient'altro la natura latrando reclama, se non che il dolore sia rimosso e sia assente dal corpo, e nella mente essa goda di un senso giocondo, libera da affanno e timore? E dunque vediamo che alla natura del corpo sono necessarie assolutamente poche cose, quelle che tolgono il dolore, e sono tali che possono anche procurare molte delizie; né la natura stessa talvolta richiede cosa più gradita - se in casa non ci sono auree statue di giovani che tengano nelle mani destre torce fiammeggianti, sì che sia data luce ai notturni banchetti, né il palazzo rifulge d'argento e brilla d'oro, né alla cetra fanno eco i soffitti a riquadri e dorati - quando tuttavia, familiarmente distesi sull'erba morbida, presso un ruscello, sotto i rami di un albero alto, con tenui mezzi ristorano giocondamente i corpi; soprattutto quando il tempo arride e la stagione cosparge di fiori le erbe verdeggianti.
Né le ardenti febbri, se ti dibatti tra drappi ricamati e porpora rosseggiante, lasciano il corpo più presto che se devi giacere su un tappeto plebeo. Perciò, poiché nulla al nostro corpo giovano i tesori, né la nobiltà, né la gloria del regno, per il resto si deve pensare che anche all'animo nulla giovino; salvo che, per avventura, quando vedi le tue legioni ardentemente agitarsi per il campo suscitando simulacri di guerra, appoggiate da potenti riserve e da forze di cavalleria, e le schieri fornite di armi e parimenti animose, ?quando vedi la flotta ardentemente agitarsi e vagare per largo spazio,? allora, intimorite da queste cose, le superstizioni ti fuggano via dall'animo trepidanti, e i timori della morte lascino allora sgombro il petto e sciolto dall'affanno. Ma, se vediamo che questi pensieri son ridicoli e meritano scherno, e in realtà i timori degli uomini e gli affanni incalzanti non temono i fragori delle armi, né i crudeli dardi, e audacemente si aggirano tra i re e i potenti del mondo, né riveriscono il fulgore che si irraggia dall'oro, né il luminoso splendore di un vestito di porpora, come puoi dubitare che questo potere sia tutto della ragione? Specie se pen