De rerum natura, Libro IV; Lucrezio

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Traduzione completa in versi del libro IV di Lucrezio (23 pagine formato doc)

1 Percorro remote regioni delle Pieridi, ove nessuno prima impresse orma.
Godo ad appressarmi alle fonti intatte e bere, e godo a cogliere nuovi fiori e comporre per il mio capo una corona gloriosa, di cui prima a nessuno le Muse abbiano velato le tempie; anzitutto perché grandi cose io insegno, e cerco di sciogliere l'animo dagli stretti nodi della superstizione; poi perché su oscura materia compongo versi tanto luminosi, tutto cospargendo col fascino delle Muse. Infatti anche questo appare non privo di ragione; ma, come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt'attorno al bicchiere, cospargono col dolce e biondo liquore del miele, perché nell'imprevidenza della loro età i fanciulli siano ingannati, non oltre le labbra, e intanto bevano interamente l'amara bevanda dell'assenzio e dall'inganno non ricevano danno, ma al contrario in tal modo risanati riacquistino vigore; così io ora, poiché questa dottrina per lo più pare troppo ostica a coloro che non l'hanno coltivata, e il volgo rifugge lontano da essa, ho voluto esporti la nostra dottrina col canto delle Pieridi che suona soave, e quasi cospargerla col dolce miele delle Muse, per provare se per caso potessi in tal modo tenere avvinto il tuo animo ai miei versi, finché comprendi tutta la natura e senti a fondo il vantaggio. E, poiché ho insegnato quale sia la natura dell'animo e di quali elementi costituita viva in unione col corpo e in che modo, una volta divisa, torni ai primi principi, ora comincerò a dirti ciò che con queste cose è connesso strettamente: esistono quelli che chiamiamo simulacri delle cose; i quali, come membrane strappate dalla superficie delle cose, volteggiano qua e là per l'aria; e sono essi stessi che atterriscono gli animi, presentandosi a noi, sia mentre vegliamo, sia nel sonno, quando spesso osserviamo figure strane e spettri di gente che ha perduto la luce della vita, i quali spesso, mentre languivamo addormentati, paurosamente ci svegliarono: perché non crediamo, per caso, che le anime fuggano dall'Acheronte o che le ombre volteggino tra i viventi che qualcosa di noi possa durare dopo la morte, quando il corpo e la natura dell'animo insieme disfatti si sono disgregati nei loro diversi principi primi.
Dico dunque che immagini delle cose e tenui figure sono emesse dalle cose e si staccano dalla loro superficie. Ciò si può conoscere di qui, anche con mente ottusa. [Ma, poiché ho insegnato quali siano i principi di tutte le cose e quanto differenti per varietà di forme spontaneamente volteggino, stimolati da moto eterno, e in che modo da questi si possa produrre ogni cosa, ora comincerò a dirti ciò che con queste cose è connesso strettamente: esistono quelli che chiamiamo simulacri delle cose, cui si può dare quasi il nome di membrane o di corteccia, poiché l'immagine presenta aspetto e forma simile all'oggetto, qualunque sia, dal cui corpo essa appare emanata per vagare.] Anzitutto, poiché molte tra le cose visibili eme