Diverse versioni latine

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Traduzione letterale di molte versioni dal latino all'italiano. Manca il testo in latino. (4 pagine formato doc)

Morte del console Emilio Paolo Morte del console Emilio Paolo Durante la seconda guerra punica Annibale, dopo che per tre volte aveva vinto i Romani presso il Ticino, presso il Trebbia e presso il Lago Trasimeno, marciò verso la Puglia dove il condottiero dei Cartaginesi si scontrò di nuovo con i Romani e presso Canne portò una notevole sconfitta all'esercito dei Romani, poiché lo stesso console Emilio Paolo trovò la morte in battaglia.
Infatti, portata a termine la battaglia, Cn. Lentulo, tribuno dei soldati, mentre fuggiva a cavallo vide il console pieno di sangue che sedeva sopra un sasso e gli disse: “ Lentulo Emilio, tu che non hai nessuna colpa della sconfitta odierna, prendi il mio cavallo e cerca la salvezza con la fuga, non rendere triste questa battaglia con la morte del console; il dolore è già abbastanza!”. Il console rispose al tribuno: “io, Cn dei Corneli, rimarrò qui per soddisfare il mio obbligo, ma tu guardati dal non sciupare il poco tempo che ti rimane per sfuggire dalle mani dei nemici, va ed avviva i senatori in nome dello stato, affinché muniscano Roma di solide protezioni affinché Roma non sia distrutta da Annibale”.
Poco dopo il console Paolo, circondato da ogni parte dai nemici, cadde combattendo strenuamente. Il leone, il viandante e il brigante Leggiamo in Fedro questa favola. Un leone, principe di tutti gli animali, stava divorando davanti alla sua tana un grande torello che aveva preso nei boschi. Sopraggiunse un brigante che chiedeva una parte dell'animale, ma il leone disse: “te la darei, se tu non avessi tutte le prede solo per te e ricacciò l'uomo disonesto. Per caso giunse nel medesimo luogo un viandante inoffensivo che, atterrito dalla vista della belva indietreggiò. Allora il leone tranquillo disse: “non temere amico, ma accetta con animo sereno: per la tua modestia ti darò volentieri una parte della preda”. E subiti divise il torello e diede una parte al viandante. Superbia punita Niobe, figlia di Tantalo, fu sposa di Anione, re di Tebe. Ella, con grande numero di figli, infatti aveva partorito sette figli e altrettante figlie, si vantava in maniera intollerabile e derideva Latona, madre solamente di due figlia, Apollo e Diana.. Intanto tutti la esortavano a non far torto alla grande dea: “Oh regina, dicevano, non disprezzare l'esigua prole di Latona e non provocare la sua ira! La vendetta degli dei, anche se tarda è implacabile!”. Ma la donna, andava superba per la città e chiedeva con intollerabile leggerezza che le venissero attribuiti onori divini. Infine pagò un crudele fio per la sua insolenza. Infatti i suoi figli furono trafitti dalle frecce di Apollo e le figlie dalle frecce di Diana. La madre infelice, oppressa dal grande dolore, fu trasformata in roccia dagli dei. La conquista di Fidene I Romani, poiché i Fidenati avevano rotto i patti e avevano ucciso gli ambasciatori in un' orribile strage, decisero di punire i perfidi alleati. Subito nominaro