L'inizio della guerra civile di Cicerone: testo e versione di latino

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Testo e traduzione dal latino all'italiano di un brano di Cicerone: l'inizio della guerra civile (1 pagine formato doc)

L'INIZIO DELLA GUERRRA CIVILE: TESTO

Inizio della guerra civile.

Quo in discrimine versetur salus mea et bonorum omnium atque universae rei publicae ex eo scire potes quod domus nostras et partiam ipsam vel diripiendam vel inflammandam reliquimus. In eum locum res deducta est ut, nisi qui deus vel casus aliquis subvenerit, salvi esse nequeamus. Equidem, ut veni ad urbem, non destiti omnia et sentire, et dicere, et facere quae ad concordiam pertinerent; sed mirus invaserat furor non solum improbis, sed etiam iis qui boni habentur, ut pugnare cuperent, me clamante nihil esse bello civili miserius. Itaque, cum Caesar amentia quadam raperetur et, oblitus nominis atque honorum suorum, Ariminum, Pisarum, Anconam occupavisset, urbem reliquimus.
Feruntur ab illo condiciones, ut Pompeius eat in Hispaniam, praesidia nostra dimittantur... Accepimus condiciones, sed removeat praesidia ex iis locis, quae occupavit, ut sine metu Romae senatus haberi posit. Da Cicerone.

Cicerone: orazioni e opere

L'INIZIO DELLA GUERRRA CIVILE: VERSIONE LATINO

Traduzione: In quale situazione pericolosa si trovi la salvezza mia, di tutti gli onesti e dell’intero stato lo puoi capire dal fatto che abbiamo abbandonato le nostre case e la patria stessa da saccheggiare e da incendiare. La situazione è arrivata al punto che, se qualche dio o una qualche vicenda non ci verrà in soccorso, non ci salveremo. Quanto a me, da quando sono arrivato a Roma, non ho cessato di sentire, dire e fare tutte quelle cose che hanno come scopo la concordia; ma una singolare follia si era impossessata non solo dei malvagi, ma anche di coloro che erano considerati onesti, cosicchè volevano combattere, nonostante io gridassi che non c’è niente di più deplorevole di una guerra civile. Perciò, essendo Cessare trascinato da una certa qual follia e, dimentico del suo nome e delle sue cariche, avendo lui ccupato Rimini, Pisa e Ancona, lasciammo Roma. Le condizioni sono portate da lui, che Pompeo vada in Spagna, che siano lasciati i nostri presidi. Abbiamo accettato le condizioni, ma tolga i presidi da quei luoghi che ha occupato, affinchè il senato possa aver sede senza timore.