La morte di Socrate

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Nonostante il titolo, Seneca vuole parlare della funzione del filosofo, come forse egli stesso si considerava, per arginare il volere del tiranno (Nerone) (1 pagine formato doc)

SENECA Brano 5 Pag.
480 Morte di Socrate Nonostante il titolo, Seneca vuole parlare della funzione del filosofo, come forse egli stesso si considerava, per arginare il volere del tiranno (Nerone). Socrate era stato condannato dai Trenta tiranni di Atene a morte, alla stessa maniera l'autore stesso è stato condannato a morte perché accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni contro Nerone. Tacito racconta della morte di Seneca che è stata inscenata dallo stesso Seneca. Numquid potes invenire urbem miseriorem quan Atheniensium fuit, cum illam triginta tiranni divellerent? Mille trecentos cives, optimum quequem, occiderant, nec finem ideo faciebat, sed inritabat se ipsa saevitia. In qua civitate erat Areos pagos, religiosissimum iudicium, in qua senatus popilusque senatui similis, coibat cotidie carnificum triste collegium et infelix curia tyrannis angustabatur.
Poteratne illa civitas conquiscere, in qua tot tiranni erant quot satis satelites essent? Ne spes quidam ulla recipiendae libertatis animis poterai offeri, nec ulli rimedio locus apparebat contra tantam vim malorum: unde enim miserae civitati tot Harmodios? Socrates tamen in medio erat et lugentes patres consolabatur et desperantes de re publica exhortabatur et divitibus opes suas metuentibus exprobrabat seram periculosae aavaritiae paenitentiam et imitari volentibus magnum circumferebat exemplar, cum inter triginta dominos liber incederet. Hunc tamen Athenae ipsae in carcere occiderunt, et qui tuto insultaverat agmini tyrannorum, eius libertatem libertas non tulit: ut scias et in afflicta re pubblica esse occasionem sapienti viro ad se proferendum, et in fiorenti ae beata petulantiam, invidiam, mille alia inertia vitia regnare. Puoi trovare una città più infelice di Atene, quando passò sotto il controllo dei trenta tiranni? Avevano ucciso mille e trecento cittadini, fra i migliori, e non per questo avevano messo fine alle violenze, la crudeltà si eccitava da sé sola. Nella città, nella quale c'era l'Areopago, tribunale rispettosissimo delle leggi, in quale posto c'era il senato e il popolo, simile al senato, si riuniva tutti i giorni un tristo e carnefico consiglio ed una curia infelice, erano oppressi dai tiranni. Avrebbe potuto quella città riposarsi, dove c'erano tanti tiranni quanti sarebbero stati sufficienti sicari? Ne alcuna speranza di raggiungere la libertà poteva muovere gli animi, né sembrava ci fosse spazio per alcun rimedio contro tanti mali, dove sono gli Armodi per questa triste città? Socrate, tuttavia, era al centro, e consolava i padri piangenti e esorta loro disperati per la repubblica, e rimproverava ai ricchi, che temevano per i loro beni, il tardivo pentimento per la loro perniciosa avidità, e dava l'esempio, quando camminava libero fra i trenta tiranni. Qui, tuttavia, proprio Atene lo uccise in carcere, poiché aveva recato offesa senza subirne danno ai Tiranni, la libertà non portò la sua libertà, Come sai anche nella repubblica afflitta, ci sono occasioni