Impegno e disimpegno: versione di Seneca

Appunto inviato da virginiasmaniotto
/5

Impegno e disimpegno: la scelta del saggio, confronto tra la scuola epicurea e quella stoica (1 pagine formato doc)

SENECA - IMPEGNO E DISIMPEGNO: LA SCELTA DEL SAGGIO

Seneca.

Impegno e disimpegno: la scelta del saggio. Le due scuole, quella degli Epicurei e quella degli Stoici, anche in questo dissentono in modo particolare, ma entrambe invitano al disimpegno per una via opposta. Epicuro dice: ‘Il saggio non parteciperà alla vita pubblica a meno che non si verifichi qualcosa di eccezionale’. Zenone dice: ‘Il saggio parteciperà alla vita pubblica a meno che qualcosa non glielo impedisca’.
L’uno aspira alla vita ritirata di proposito, l’altro per un motivo particolare, ma il motivo particolare, quello, si estende ampiamente. Se lo Stato è troppo corrotto per poter essere aiutato, se è nelle mani di malvagi, il sapiente non si sforzerà invano, né si spenderà se non potrà giovare a nulla, se avrà poca autorità o poche forze, né lo Stato sarà disposto ad accoglierlo se la salute glielo impedirà; come non porterebbe in mare una nave sfasciata, come non darebbe il nome alla milizia se debilitato, così non intraprenderà un cammino che saprà impraticabile.
Può dunque anche quello per il quale tutte le cose sono ancora integre prima di sperimentare qualsiasi tempesta rimanere al sicuro e affidarsi subito alle arti oneste e praticare un ritiro inviolato, come cultore delle virtù che possono essere coltivate anche da parte dei più tranquilli.
Questo dunque si richiede all’uomo, che giovi agli uomini, se è possibili a molti, se no a pochi, se no ai più vicini, se no a se stesso. Infatti quando si rende malvagio (deteriore) non nuoce solo a se stesso, ma anche a tutti quelli ai quali se fosse diventato migliore avrebbe potuto giovare, così chiunque si comporti bene verso se stesso, proprio per questo giova agli altri, perché prepara una persona che gioverà a quelli.
[…]

IL SAGGIO TRA IMPEGNO E DISIMPEGNO

Due repubbliche abbracciamo con l’animo, l’una grande e veramente pubblica nella quale sono contenuti dei e uomini, nella quale non guardiamo a questo cantuccio o a quello, ma misuriamo i confini della nostra città con il sole, l’altra alla quale ci ha assegnati la condizione del nascere: questa sarà o degli Ateniesi o dei Cartaginesi o di qualche altra città tale da riguardare non tutti gli uomini ma solo alcuni ben determinati. Alcuni si dedicano contemporaneamente all’una e all’altra repubblica, alla maggiore e alla minore, altri soltanto alla minore, altri soltanto alla maggiore.

Seneca: riassunto

A questa repubblica più grande possiamo prestare un servizio completo anche nella vita ritirata anzi in verità non so se meglio nella vita ritirata, così da cercare che cosa sia la virtù, se sia una sola o più; se sia la natura o l’educazione a rendere gli uomini onesti, se sia uno solo questo mondo che abbraccia mari e terre e ciò che è inserito nei mari e nelle terre o se il Dio abbia sparso molti corpi di questo genere; se sia tutta compatta e piena la materia da cui ogni cosa è generata o discontinua e se il vuoto sia mescolato alle sostanze solide; quale sia la natura del Dio, se indifferente guardi il suo operato o governi il mondo; se avvolto intorno a quello o sia avvolto attorno a quello dal di fuori o sia insito nel tutto; se il mondo sia immortale o sia da annoverarsi tra le cose effimere e nate per un tempo determinato. Chi contempla queste cose, che cosa offre al Dio? Che le sue opere tanto grandi non siano senza un testimone.